V Domenica del Tempo Ordinario

Parrocchia Santa Lucia V. e M.

Gruppo Liturgico

 V Domenica del Tempo Ordinario - Anno B
9 / 16  febbraio ‘03  

 

Lettera del Parroco

  Silenzio!

·       Viene celebrata in questa settimana la “Giornata Mondiale del Malato”. L’ha voluta questo Papa che della sofferenza ha conosciuto tutte le fasi. L’11 febbraio, Beata Vergine Maria di Lourdes: memoria prestigiosa della premura di Dio per le sofferenze dell’uomo, via di salvezza e di pace per tante anime, è il giorno di preghiera e di riflessione su questa realtà dell’uomo. Siamo chiamati ad prendere atto delle sofferenze che ci circondano e a cercarne insieme delle risposte.

·       A volte la risposta vera è il silenzio. Sappiamo dire bellissime parole sulla sofferenza, ma non sappiamo che cos’è. È necessario accostarsi in punta di piedi a chi soffre e… stringere una mano in un muto silenzio d’ascolto. Il dolore, esso solo, ci costringe a guardare la realtà con occhi diversi, ci scuote dalla banalità e dalla superficialità, ci riporta all’essenzialità, ai valori ultimi, alla verità libera da egoismi. La sofferenza è veramente l’unico mezzo valido per rompere il sonno dello spirito. Essa purifica, è come il crogiuolo incandescente che fa brillare l’oro e stacca con forza scorie e detriti.

·       In questa settimana, per tradurre nella vita il Vangelo, prestiamo attenzione, andiamo a visitare gli ammalati. Non si sentano soli, ma parte viva del tessuto umano. La nostra presenza lenisca ferite e solitudini.

 

  La croce, purezza dell’amore

Dio mio, fa’ che tutti gli uomini siano felici. Fa’ che il mondo si ami,

fa’ che non ci siano più guerre, fa’ che le armi siano armi d’amore.

Che cosa ti costa, Dio mio, darci l’amore?

Dio mio, dacci il tuo amore. Fa’ che lo diamo agli altri. Fa’ che tutti siano felici. Dio mio, tu sei colui che disseta, colui che sazia, tu sei colui che dà la felicità. C’è bisogno di acqua per essere amati?

Che cos’è bere dell’acqua che non rinfresca?

L’acqua del tuo amore è inesauribile. Perché cerchiamo la felicità altrove, quando è già in noi, dentro di noi, accanto a noi? Dio è Amore, altrimenti non ci sarebbe niente.

Che cos’è la creazione senza amore: non esiste proprio. La ragione dell’esistenza di Dio è amare ed essere amato. Dio è Amore, non può essere altro che amore. Non può essere che amore sulla croce. Comprendiamo la Croce? È la purezza dell’Amore.

Dio mio, ti chiedo perdono per non aver amato abbastanza.

Se potessi, Dio mio, cantare il tuo amore fino alla fine del mondo.

Dammi gli accenti dell’amore. Il Cielo è l’infinito dell’amore di Dio.

Abbé Legrand

 

Introduzione

Oggi la Parola di Dio ci invita a riflettere sulla nostra condizione umana. In essa sperimentiamo malattia e dolore, guarigione e salute. Proprio per questo possiamo adorare il Signore, fonte della vita e di ogni altro bene, invocare la sua protezione e fondare su di lui e solo in lui la nostra speranza.

 

Atto penitenziale

Il Signore Gesù è venuto sulla terra per guarirci da ogni infermità. La salvezza donata a noi ci guarisce dai mali che si radicano nel nostro cuore e sono frutto della nostra cattiva volontà. Apriamoci alla misericordia divina: riconosciamo i nostri errori per poter gioire del suo perdono.

- Signore, che risani i cuori e fasci le nostre ferite, abbi pietà di noi.

- Cristo, che con la tua parola ci rigeneri a vita nuova, abbi pietà di noi.

- Signore, che hai vissuto con noi passando e beneficando tutti, abbi pietà di noi.

 

Presentazione della parola di Dio

Prima lettura: Gb 7,1-4.6-7

Giobbe è l’ebreo giusto sul quale il Signore, per provarne la fedeltà, ha permesso si abbattessero tutti i mali. Un giorno tutti faremo esperienza della malattia e del dolore. Come tale essa ci richiama ai valori più alti della fede. Anche il dolore può trasformarsi in benedizione.


Dal Salmo: 146

Il Signore continua a risanare i cuori affranti e a fasciare le nostre ferite, soprattutto interiori, provocate dal peccato. Esprimiamo tutta la nostra fiducia a Dio, anche se ci troviamo colpiti dalla disgrazia, perché il suo amore rimane per sempre.


Seconda lettura: 1 Cor 9,16-19.22-23

San Paolo ci parla del compito affidatogli dal Signore: l’evangelizzazione dei popoli, soprattutto pagani. Pertanto egli si sente in dovere di richiamare ogni battezzato all’apporto che deve dare a questo impegno della Chiesa. Nostro dovere sarà di predicare con la vita più che con la parola.


Vangelo: Mc 1,29-39

Il Vangelo narra una giornata-tipo di Gesù. La sua missione, predicare il regno di Dio, non lo distoglie dal donare la salute ai malati e dal liberare gli indemoniati. Tutto è parte del suo mandato, anche rimanere in intima unione con il Padre.

 

Spunti per la Riflessione

- Il tema dominante della Parola di Dio in questa liturgia è l’angoscioso problema della sofferenza. Il dolore, per la nostra vita, è uno dei grandi misteri. A volte ci si chiede quale sia l’atteggiamento di Dio nei confronti della condizione umana e ci si domanda se vi assiste come muto spettatore, indifferente al grido di dolore che sale ininterrottamente verso di lui. Oppure se Dio è l’unico che può guarire l’uomo sofferente, lenire il suo dolore, prendersi cura di lui. Se ci guardiamo dentro, anche noi prima o poi veniamo a confrontarci con questo interrogativo, perché è una questione decisiva non solo per la nostra vita, ma per la vita di tutti. - Nei riguardi del dolore ognuno fa la sua esperienza. Giobbe lo vive come dramma e nel suo dolore interpella Dio quasi fosse un avversario spietato, non solo indifferente alla sua situazione, ma responsabile della sua sorte avversa. Gesù, venendo nel mondo, ha dato una buona notizia anche sulla sofferenza, illuminandola dell’amore e della misericordia di Dio. L’umanità di allora e quella di oggi è in attesa e in ricerca di questa parola di speranza. Paolo avverte con urgenza la responsabilità di portare il lieto annunzio al maggior numero di uomini perché la loro vita sia illuminata.

- Per il vangelo Gesù è la risposta definitiva al dramma del dolore. Dio non è spettatore indifferente, tanto meno un avversario che gioisce della nostra sventura. Gesù ci dice che il Padre consola e risana, che si china sull’umanità per fasciarne le ferite e consolare i cuori. Per questo Gesù a Cafarnao accoglie tutti gli ammalati e indemoniati della città al tramonto del sole e si prende cura di loro. Attraverso di essi manifesta la sua figliolanza divina. Marco ci presenta così una giornata-tipo del ministero di Gesù, un’anteprima di quella che sarà la sua attività in tutta la Galilea e nel suo viaggio a Gerusalemme. - Gesù non è l’indifferente. Egli irrompe nella vita dell’uomo toccandone ogni ambito: quello spirituale nel suo andare al tempio; quello famigliare nell’entrare nella casa di Simone, quello pubblico nel sostare in piazza a disposizione di tutti. Per ogni situazione della vita dell’uomo Gesù ha una risposta. Ogni necessità è ascoltata ed accolta, e con piena disponibilità interviene a trasformarla, cambiarla perché riveli la bontà misericordiosa del Padre.

- Ma veniamo espressamente ai miracoli che Gesù compie. Sono segni che interpellano la libertà umana. In sé non fondano ancora la fede. In tutto l’arco della vita Gesù lotterà come noi contro il dramma della sofferenza e della morte fino a sperimentarne la debolezza sulla sua carne. Suo compito non è guarire i malati – la guarigione infatti è riservata a pochi ed è comunque sempre temporanea –, ma è rivelare all’umanità che cosa vuol dire essere amati da Dio. Il miracolo non è il fine, ma una delle conseguenze dell’amore di Dio per noi. Un amore che, al di là della nostra salute fisica, guarda più lontano, guarda alla nostra salvezza, alla redenzione. Caratteristica di una fede matura, quale quella che dovremmo possedere, è la capacità di permeare tutto il comportamento dall’amore e lasciarlo illuminare dallo Spirito. «In primis» l’esperienza della sofferenza.

- Per poter manifestare il Padre nella sua pienezza e totalità – sintesi della missione di Gesù e della sua predicazione –, Marco pone l’incontro di Gesù con lui nella notte: «si ritirò in un luogo deserto e là pregava». La conclusione del brano è la chiave di comprensione per quanto è stato narrato. Essa chiarifica l’autorità di Gesù che suscita meraviglia, la sua parola potente, il suo guarire. Tutto ha inizio in questo rapporto intimo ed unico con il Padre. In un rapporto simile con il Padre deve essere vissuta anche la nostra esistenza. Essa sarà ancora più intesa se la preghiera avrà una dimensione notturna. Se sarà corroborata dalla difficoltà, dalla fatica e dalla sofferenza. È nel Padre e nella sua Parola che noi troveremo la risposta per ogni nostra avventura umana.

 

Vivere l'Eucarestia

- Durante la settimana facciamo visita a qualche ammalato o anziano solo.

 - Come Gesù, troviamo nel mezzo delle nostre occupazioni il tempo per pregare.

 

AVVISI 

Lunedì 10 febbraio 2003 

- Celebrazione Eucaristica ore 18.00

 

Martedì 11 febbraio 2003

- Celebrazione Eucaristica ore 8.30.

 

Mercoledì 12 febbraio 2003

- Celebrazioni Eucaristiche ore 8.30

 

Giovedì 13 febbraio 2003

- Celebrazione Eucaristica ore 08.30 - Adorazione Eucaristica settimanale Ore 09.00 - 12.00 / Ore 16.00 - 19.00 - Adorazione Comunitaria ore 19.30

- Corso di alfabetizzazione presso il centro anziani, ore 16.00 - 17.00

- L’Oratorio Parrocchiale organizza: “Una serata al cinema” con il film “TI PRESENTO I MIEI”, Centro Pastorale, ore 20.30. Ingresso gratuito.

 

Venerdì 14 febbraio 2003

- Celebrazione Eucaristica ore 8.30.

- Pulizia della Chiesa da parte del gruppo Giovani Coppie.

- Partenza per fine settimana sulle nevi di Barrea, ore 15.30

 

Sabato 15 febbraio 2003

- Presentazione del libro “Cava Sacra” di don Attilio Della Porta, ore 10.00 sala consiliare, palazzo di Città.

- Celebrazione del Vespro  ore 18.00.

 

Domenica 16 febbraio  2003

- Celebrazione Eucaristiche ore 9.30, 11.00, 19.00.

 

Un grazie di cuore

 a tutti coloro che hanno collaborato per la riuscita

della  IV rassegna delle Corali Parrocchiali.

 

 
   
 
 
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