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XXXIII Domenica del Tempo Ordinario

Parrocchia Santa Lucia V. e M.

P.za Felice Baldi, 18 Santa Lucia di Cava de’ Tirreni 84010 (Sa) Tel. Fax. 089/461416

E- mail SANTALUCIA@Tele2.it  sito Internet WWW.SANTALUCIADICAVA.IT

Gruppo Liturgico Anno Pastorale 2008 - 2009

 

XXXIII Domenica del Tempo Ordinario – Anno A 

16 novembre 2008

«Non siete nelle tenebre, cosicché quel giorno possa sorprendervi come un ladro»

 

Breve lettera del Parroco

È consuetudine al termine di un anno fare il bilancio Si tratta di valutare il tempo trascorso in relazione alla grazia e alle possibilità che il Signore ci ha offerto. Il forte contesto liturgico escatologico (il Signore viene a giudicare) non fa che rendere più acuta e immediata tale sensibilità del fedele: il percorso di vita che stiamo compiendo ci aiuta a crescere? La nostra fede matura? Giorno dopo giorno ci stiamo preparando all’incontro definitivo con il Signore? Come valuterà il nostro operato?

Si tratta di prendere coscienza che la nostra vita ha un limite e solo in Dio raggiunge la sua pienezza. La vita finisce, così anche il tempo, ma “nella fine” risplende “il fine” che svela il senso del nostro esistere. La dimensione escatologica non fa che ricondurre ogni aspetto del presente a Cristo risorto. La sua vittoria sulla morte permette di cogliere la ragion sufficiente al cammino della storia e all’avventura umana.

Per questo il cristiano non solo non teme di rischiare qui e ora il tutto per tutto, in un impegno che già sia testimonianza profetica del suo destino di comunione con Dio, ma ha la sua gioia più profonda proprio nello scoprire il Cristo risorto dentro l’umanità decaduta. Le conseguenze del peccato, le ingiustizie, le sofferenze, non sono per lui solo segni della morte e del peccato da contrastare, ma il luogo dove il Signore si rende presente e in cui ama essere incontrato.

In una parabola i particolari sono funzionali al messaggio; non tutti gli elementi hanno la stessa importanza. Nella parabola che oggi la Liturgia ci propone, ciò che unifica il quadro non è tanto il dialogo tra il padrone e i due primi servitori, quanto il dialogo serrato tra il servitore condannato per la sua pigrizia e il padrone che esige una giustificazione.

La prudenza, per essere tale, richiede anche il calcolo del rischio. La ragione addotta dal servo pigro sembra a prima vista un ragionamento giusto, un comportamento che mette con le spalle al sicuro (specie in questo periodo di crisi finanziaria!!!); è più sensato conservare quel poco che si ha che non perderlo. Il servitore si crede nel giusto quando non osa rischiare e quando seppellisce il talento ricevuto per poterlo restituire intatto; si difende dicendo che il padrone «miete dove non ha seminato». Così, in nome della giustizia, contesta al suo padrone il diritto di richiedergli più di quello che gli ha dato: «Io sono giusto, sei tu che non lo sei». E’ l’atteggiamento degli operai della prima ora che sono indignati per la condotta del padrone della vigna. Sono le recriminazioni del figlio maggiore contro il padre nella parabola della Misericordia (Lc 15).

Le argomentazioni di questa parabola sono chiaramente dirette contro gli scribi e i farisei osservanti della legge e contro quanti cercano di evitare il rischio della responsabilità, il rischio di perdere la vita. In fondo, il loro ragionamento ha una sua logicità: Dio esige la perfezione; la legge esprime la sua volontà; solo un’osservanza scrupolosa della legge mette al sicuro. La logica del padrone della parabola è però diversa. La salvezza passa attraverso il rischio: «Sapevi che mieto dove non ho seminato, perciò...». Il dono che il servitore ha ricevuto non dà salvezza da solo; la quantità dei talenti non può costituire una sicurezza o addirittura un alibi. Il dono è per fruttificare. Chi non rischia non può guadagnare. La “venuta” del Signore, improvvisa per tutti, non permette di aspettare a trafficare i doni ricevuti. La difesa è la tattica della sconfitta. Non osare può sembrare prudenza ma alla fine è prova di pigrizia. Chi non mette in atto l’annuncio ricevuto e non sa trarre alcun vantaggio da ciò che ha ricevuto è come l’invitato alla festa che non indossa l’abito di nozze o come le ragazze del corteo nuziale che non hanno riempito la lampada di olio: pigre e stolte.


Spunti per la riflessione personale

Ciascuno di noi è importante, anzi fondamentale, perché unico e irripetibile in tutta l'eternità. Pensare a questo fa girare la testa: eppure è così. Perché? Perché Dio ti ha creato, ti ha soffiato nelle narici dandoti la vita, l'anima? Perché ti ama. Prima di essere formato nel grembo materno, prima di vedere la luce, Dio ti conosceva, ti chiamava per nome. Ti ha pensato, ti ha cercato, ti ha scelto, ha sorriso di tenerezza all'idea di te.

"Dio è un papà che ti vuol bene come una mamma", ha detto una bambina a catechismo. E come una mamma ti cura, si occupa di te con sollecitudine, osserva con un sorriso di compiacimento i tuoi primi passi nella vita, pronto a sorreggerti quando cadi e a indicarti la via quando tendi a deviare. La meta del tuo viaggio, nel frammento d'eternità che abiti, è ricongiungerti a Dio. Più tu assomigli a Dio più sei te stesso, perché il tuo destino è essere ritratto, autoritratto, di Dio. Tu non sei infinito, ma sei un'immagine dell'infinito, che è quasi lo stesso.

Se questo è lo scopo della vita di ogni essere umano, che bisogno aveva, Dio, di farti unico, insostituibile? Vedi, la via che hai da percorrere, per diventare te stesso, per lasciar trasparire in te il ritratto di Dio, è particolare, singolare, adatta solo a te. Dio infatti ti ha affidata una missione speciale: tu sei un agente speciale di Dio. Tu solo puoi svolgere il compito che Dio ti ha affidato. Come un seme si realizza divenendo fiore profumato, tu puoi realizzarti divenendo totalmente colui che Dio desidera che tu sia: e sarai felice.

Ogni uomo, ogni donna ha questo compito, questa missione speciale, che vive e adempie nella condizione in cui si trova: giovane o vecchio, ricco o povero, malato, handicappato... tutti e ciascuno sono un pensiero d'amore di Dio; tutti hanno un compito da svolgere per realizzare la propria vita, ma anche la storia, il progetto che Dio ha sul mondo. Dio ha "attrezzato" ciascuna persona umana delle qualità necessarie a compiere quel determinato disegno: perciò l'uomo che adempie il progetto di Dio mette in opera le sue potenzialità, si realizza.

Dunque bisogna sviluppare le capacità, i talenti, che il Signore ci ha donato. Infatti, come un seme ha bisogno di acqua e sole, e del terreno fertile per diventare fiore e poi frutto, così l'uomo deve far crescere, educare, sviluppare le qualità che sono in lui, perché solo così realizzerà se stesso, in quanto sarà in grado di svolgere il compito per il quale è stato creato. Ed è proprio quanto fanno i primi due servi della parabola evangelica, che trafficano i loro talenti e li fanno fruttificare (cf Mt 25,16-17).

Le qualità, le attitudini umane, sembrano proprio rispondere alla stessa legge del denaro. Come infatti il valore di un capitale aumenta solo se è investito, per esempio in banca dove dà gli interessi, così è delle qualità umane. L'uomo, infatti, non è come un secchio pieno, che si svuota mano a mano che la persona dona se stessa; ma più uno si adopera, più si spende, più arricchisce. Lo vediamo nell'amore: solo chi ama diventa sempre più capace d'amare. Chi vive l'egoismo, tenendo il proprio amore per sè, non sarà in grado di amare, neppure quando lo vorrà.

Vivere, dunque, è svegliarsi al mattino, impegnarsi ad amare sino a sera, e ricominciare il giorno seguente. Tutto ciò che possiamo immaginare di desideri, di pensieri, di spiritualità e di azione si riconduce a ciò che facciamo giorno per giorno, ora per ora. L'aveva capito molto bene la donna protagonista della prima lettura, presentata mentre svolge con passione il suo ruolo, le incombenze di una vita impegnata, ma serena, perché spesa per il bene della famiglia (Pr 31,10-13.19-20.30-31).

Quella donna è perfetta, cioè è in pace con sé e con Dio. Ha trovato il suo posto, realizza il suo compito. Per questo è contenta e così apprezzata: perché tutte le sue risorse sono valorizzate, in quanto impiegate nell'assecondare la direzione che le ha indicato il Signore. Per lei la quotidianità è diventata una splendida avventura, un lasciare le vie periferiche dello scontato, dei pregiudizi, dei luoghi comuni, delle frontiere mentali per “raggiungersi” nel più profondo di sè, dove Dio ricrea cieli nuovi e terre nuove, attraverso la continua incarnazione del suo Figlio, il vero uomo, che vuole prendere corpo nella nostra umanità.

Questa non è utopia, la speranza privata di qualche cristiano privilegiato, ma è compito di ogni giorno e per ogni uomo, che ha bisogno di realizzarsi, scoprendo il suo io più profondo, che attinge direttamente a Dio.

Ciascun uomo, infatti, è una singola persona che deve realizzarsi in proprio, sviluppando, come abbiamo detto, le proprie attitudini e le proprie qualità, che però si devono armonizzare con le caratteristiche della natura umana. Se diciamo che appartiene alla natura del fiore tendere verso la luce, per far vivere bene una margherita dobbiamo tenere conto di questa sua caratteristica. Però, come la margherita, anche la viola tende alla luce. In fondo ogni fiore è diverso dagli altri, ma tutti appartengono a una natura comune.

Allo stesso modo tu devi far emergere la tua unicità, modellando però la tua vita sul progetto generale verso cui è orientata la natura umana. E la caratteristica fondamentale, il dato costitutivo della natura umana è di essere creata a immagine e somiglianza di Dio, e quindi di appartenere a Dio (cf 1Cor 6,19). Come la natura del fiore è di tendere alla luce, così la natura dell'uomo è di tendere, di orientarsi a Dio.

Guardiamo il sole con i suoi raggi. Il sole è Dio e i raggi sono la sua volontà su ciascun essere umano. Ogni uomo è chiamato ad avvicinarsi a Dio nella traiettoria del proprio raggio, diverso e distinto da tutti gli altri, compiendo il meraviglioso disegno che Dio ha preparato per lui. Ma i raggi, quanto più si avvicinano al sole, tanto più si avvicinano tra loro.

Il mondo è il giardino di Dio. C'è anche il tuo posto, in quel giardino, che puoi contribuire a rendere splendente, gaio. Diventa ciò che sei, porta a fioritura il seme che Dio ha messo in te; non lasciarlo morire: romperesti l'armonia di quel giardino, lasciandolo incompleto, forse anche deturpato, corrotto. La tua vita sia cammino, avanzamento, progresso verso la perfezione; la stasi, la ripetitività, l'assenza di desiderio di un “di più”, è segno di paralisi se non già di morte: "La musica ha bisogno della cavità del flauto, le lettere della pagina bianca, la luce del vuoto della finestra, e la santità dell'assenza di sé" (A. De Mello). Impara a pensare con i pensieri di Dio! Tu sei già santo nel profondo: lascia trasparire la luce divina che c'è in te, lasciati abitare dal Signore della vita, per vedere le cose con i suoi occhi, per vivere nel mondo con il suo cuore.

 

Domenica 23 novembre 2008 ore 20.00

Incontro con tutte le coppie che si sono sposate durante il corso di quest’anno, presso il Centro Pastorale


AVVISI

Lunedì 17 novembre 2008

  • Celebrazione Eucaristica ore 19.00.

Martedì 18 novembre 2008

  • Celebrazione del Vespro ore 18.00.

  • Incontro sulle Letture Domenicali per pregare e approfondire la Parola di Dio ore 18.45 Ufficio Parrocchiale.

  • Incontro animatori Oratorio Parrocchiale ore 21.00 Centro Pastorale.

Mercoledì 19 ottobre 2008

  • Celebrazione Eucaristica ore 18.00.

  • Incontro con i genitori della Cresima ore 19.00.

  • Gruppo Liturgico ore 20.00.

Giovedì 20 novembre 2008

  • Celebrazione delle Lodi Mattutine ed esposizione SS. Sacramento ore 8.30 e tempo per l’adorazione silenziosa fino alle ore 12.00.

  • Adorazione personale ore 17.00 – 19.00.

  • Tempo per le confessioni dalle ore 17.00 alle ore 19.00 con la presenza in chiesa di P. Mosè.

Venerdì 21 novembre 2008

  • Catechesi per i bambini di prima, seconda, quinta elementare e prima media ore 16.00 Centro Pastorale.

  • Celebrazione del Vespro ore 18.00.

  • Pulizia della chiesa gruppo: Coro ore 11.00.

Sabato 22 novembre 2008 - Udienza da Benedetto XVI

  • Partenza per Roma ore 4.30 da piazza F. Baldi. IL CATECHISMO E’ SOSPESO PER OGGI.

Domenica 23 novembre 2008 - Giornata di sensibilizzazione per il sostegno del clero

  • Celebrazioni Eucaristiche ore 9.30 - 11.00 – 19.00

  • Incontro con le Coppie che hanno celebrato il loro matrimonio nel corso di quest’anno ore 20.00 centro pastorale.


 

Terra Santa 

PELLEGRINAGGIO DIOCESANO SULLA TOMBA DI PIETRO

Sabato 22 novembre 2008

 

Udienza particolare con sua Santità Benedetto XXVI, pranzo al Gianicolo e SS. Messa al Santuario del Divino Amore
 

 

 
 
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