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XXXIII Settimana del Tempo Ordinario

Parrocchia Santa Lucia V. e M.

Gruppo Liturgico

 

XXXIII  Settimana del Tempo Ordinario - Anno B

 16 - 23 novembre 2003

 

Breve lettera del Parroco

La metropoli celeste

L’anno liturgico volge al termine. Nella sua preghiera la Chiesa ci presenta un tema difficile, un  argomento che spesso rifiutiamo: l’aldilà. La vita futura. Ma esso è il ponte della speranza.

Nel pavimento del duomo di Siena l’architetto Antonio Federighi ha lasciato un intarsio marmoreo, nel quale si celebrano le sette età dell’uomo. Se ci si rallegra per le prime fasi della nascita, della puerizia, dell’adolescenza, della gioventù e della piena virilità, ci si rattrista, però, per il sesto quadro, quello in cui si vede l’uomo voltare le spalle alla vita e al suo fiorire. Poi viene l’ultima età: il cerchio che l’uomo portava in mano e il bastone sul quale si appoggiava si tramutano in due stampelle per un vecchio ricurvo che si protende, mesto, verso la tomba.

Nascere, crescere, moltiplicarsi, maturare e poi decadere e finire con la morte: questo è il diagramma, o meglio il dramma, di chi non ha speranza. Ma chi segue la scuola del Vangelo sa che questa traiettoria di morte è stata spezzata e superata dall’opera salvifica di Cristo, il quale “con la sua natura di servo ci ha aperto la strada alla patria celeste e con la sua natura divina ce l’ha procurata…” (s. Agostino). Gesù con la sua risurrezione ha gettato come un ponte luminoso fra il cielo e la terra, per cui ogni creatura, superando lo spazio dell’orizzonte terrestre, può nuovamente trasferirsi in quell’abbraccio di amore e di comunione divina chiamato “vita eterna!”. Questa è la speranza dei cristiani. Una speranza dal volto giovane. Una speranza che parla tutte le lingue. La nostra vera patria è il cielo! Qui siamo provvisori. Impegniamoci seriamente!

Venerdì 21 novembre ore 20.00, inizia  a San Pietro la Scuola di Formazione per Operatori Pastorali. Tutti siete invitati a partecipare

 

Che cos’è il morire?

È stato scritto: “Me ne sto sulla riva del mare, una nave apre le vele alla brezza del mattino e parte per l'oceano. È uno spettacolo di rara bellezza e io rimango ad osservarla fino a che svanisce all'orizzonte e qualcuno accanto a me dice: “È andata!”. Andata! Dove? È sparita dalla mia vista: questo è tutto. Nei suoi alberi, nella carena e nei pennoni essa è ancora grande come quando la vedevo, e come allora è in grado di portare a destinazione il suo carico di esseri viventi. Che le sue misure si riducano fino a sparire del tutto è qualcosa che riguarda me, non lei, e proprio nel momento in cui qualcuno accanto a me dice, “È andata!”, ci sono altri che stanno scrutando il suo arrivo, e altri voci levano un grido di gioia: “Eccola che arriva!”. E questo è il morire”.

Celebrare oggi il ricordo dei fratelli defunti è guardare in avanti con fiducia. È certezza che a quel porto un giorno giungeremo anche noi. È sapere che qualcuno ci ha preceduto, ha aperto porte e finestre e ci attende a braccia aperte per accompagnarci all’incontro con il Signore Gesù. Egli ci attende e ci ama su questa terra in attesa di amarci per sempre nel suo Regno.

È la Pasqua degli uomini. Il giorno della speranza, della gioia. I cimiteri non sono forse tutto un fiore, tutto un colore. Pasqua. Gioia. Festa. Richiamo e certezza di risurrezione. Giorno di preghiera per loro, per noi. Perché il giorno della nostra morte non sia una tristezza ma una sfolgorante Pasqua. Per loro perché tutte le loro colpe possano essere perdonate e possano finalmente partecipare, grazie al nostro aiuto, alla gloria dei cieli. Entriamo in cimitero con rispetto, con amore. Preghiamo e soprattutto ringraziamo per i doni ricevuti… Ricordiamo…

 

Introduzione

Domenica prossima si concluderà l’anno liturgico. La celebrazione odierna ci presenta ciò che i nostri padri chiamavano «i novissimi», le ultime realtà della vita e il ritorno glorioso del Signore Gesù nel giudizio universale. È un concreto invito a riflettere sul termine di questa vita terrena e sullo schiudersi di quella eterna. Guardiamo la nostra quotidianità alla luce del futuro, e la luminosità del tempo che non avrà fine possa illuminare i giorni che passano.

 

Atto penitenziale

La morte di Cristo ha segnato la fine del potere del male. Animati dalla fiducia nel nostro Dio e salvatore lento all’ira e ricco di grazia, riconosciamo le nostre colpe e chiediamo la conversione profonda del cuore, preludio della nostra salvezza.

- Signore, che ci chiami a godere con te la beatitudine eterna, abbi pietà di noi.

- Cristo, che colmi la nostra vita della tua grazia, abbi pietà di noi.

- Signore, che ci hai promesso la gioia che non avrà mai fine, abbi pietà di noi.

 

Presentazione della parola di Dio

Prima lettura: Dn 12,1-3

Daniele, con il linguaggio del suo tempo, annuncia la risurrezione dai morti. Tutti risorgeremo, ma per una sorte diversa a seconda del giudizio che Dio darà sulla condotta di ciascuno. La nostra eternità la prepariamo adesso.


Dal Salmo 15

Questo salmo è profezia della risurrezione del Signore. Ma anche della risurrezione delle membra del corpo mistico di Cristo. Di noi chiamati a vivere questo mistero sapendo che esso abbraccerà l’umanità alla fine dei tempi.


Seconda lettura: Eb 10,11-14.18

La lettera agli ebrei presenta il sacerdozio sommo ed eterno del Cristo. Il suo sacrificio pasquale è talmente perfetto che non ha, come via unica di santificazione, bisogno d’essere ripetuto. Esso si rinnova sacramentalmente ad ogni eucaristia, ma è sempre e solo il medesimo sacrificio offerto per la nostra salvezza.


Vangelo: Mc 13,24-32

Nell’ultima settimana della sua vita, Gesù concluse la sua predicazione con un lungo discorso nel quale predisse la distruzione di Gerusalemme e la fine di questo mondo. Una fine segnata dalla risurrezione dell’umanità e dal giudizio universale.

 

Spunti per la Riflessione sulla Parola di Dio Domenicale

- Siamo creature e viviamo nella storia, e la storia è fatta di tempo: anni che si susseguono, eventi che iniziano e poi si concludono. È la nostra vita: tutto ha un inizio e un fine. Sono conclusioni «intermedie» che richiamano il tempo che un giorno avrà fine, quando il Figlio dell’uomo tornerà nella gloria. - È difficile per noi pensare «al fine» di ogni cosa, al nostro stesso fine, immaginarci le modalità e l’attualizzazione. Gesù ha parlato di questo momento con tinte apocalittiche: il sole si oscurerà, gli astri cadranno dal cielo, le potenze saranno sconvolte. Ma al di là delle parole, esse dicono senza però farci intendere più di tanto, a lui interessa farci sapere che quel giorno verrà. E vuole che la venuta di quel giorno non ci trovi impreparati.

- Il profeta Daniele ci prende per mano e ci invita a leggere in profondità gli avvenimenti dolorosi che scuotono fortemente la fede della comunità di Israele. Egli profetizza sulla manifestazione gloriosa del Figlio dell’uomo: sorgerà Michele e dopo un tempo di angoscia giungerà la salvezza di tutti coloro che sono scritti nel libro della vita. Sembra il travaglio e il dolore di un parto cosmico dove viene anticipata la risurrezione dei morti e l’avvento di una creazione nuova.

- La lettera agli Ebrei s’inserisce in questo contesto illuminando la venuta gloriosa del Signore e la sua vittoria. La lettera ci sostiene nella speranza della salvezza, che diviene pegno sicuro con la morte di Cristo. Il suo sacrificio, che compie una volta per tutte la redenzione, ha valore universale e definitivo ed illumina di serenità l’attesa della fine. - Il discorso escatologico presentato dal Vangelo di Marco è pronunciato da Gesù prima della sua morte. Egli vuole insegnarci, prima di lasciare questo mondo e tornare al Padre, come possiamo vivere il tempo che ci separa dall’incontro finale: che sia la fine del mondo o che sia la nostra morte individuale. Colui che verrà sulle nubi del cielo è colui che abita in noi e ci accompagna nel cammino terreno; colui che ci comunica la fedeltà al Padre e ci introduce nella sua intimità. Da ciò nasce il desiderio di vivere in pienezza il nostro oggi cogliendolo come «oggi di Dio» e a desiderare ed invocare il ritorno del Signore.

- Ma come pensare a questo epilogo della storia e del cosmo? Forse siamo tentati di farlo con ansia e preoccupazione, soprattutto in questi nostri tempi dove le armi chimiche e nucleari sono una effettiva minaccia e una possibile realizzazione di questa «venuta del giorno del Signore». Il Signore, nella sua misericordia, ci rivela le realtà ultime fin dove possiamo comprenderle, non per inutili curiosità e tanto meno per farci vivere nell’ansia e nella paura. - Il discorso di Gesù, nonostante le immagini apocalittiche, della fine, è orientato ad infondere fiducia e speranza in coloro che lo ascoltano e che attendono la definitiva manifestazione della gloria del Figlio dell’uomo. Il Signore ci avverte: vi saranno segni premonitori, stanno già accadendo ed occorre leggerli, e verrà il Signore, che sta già venendo perché egli è Colui che viene, il Veniente. La grande tribolazione s’identifica in primo luogo con la morte di Gesù e la distruzione del tempio di Gerusalemme, ma continua per tutti noi in tutti i tempi: anche noi siamo nella grande tribolazione che prepara il ritorno definitivo del Signore.

- Ma l’ora in cui avverrà tale manifestazione è sconosciuta allo stesso Figlio e nessuno può tentare un calcolo approssimativo. Restano sempre importanti gli atteggiamenti vigilanti che insegnano giorno per giorno la lettura sapiente e saggia della storia e dei segni che Dio fornisce ai suoi figli attraverso di essa. E con la vigilanza e il saper scrutare i segni dei tempi ci viene insegnato il segreto per continuare a vivere l’oggi della storia con lo sguardo rivolto alla fine dei tempi: l’abbandono al Padre. È lo stesso atteggiamento vissuto da Gesù durante la sua vita, in attesa della sua passione, morte e risurrezione. È il fine vero a cui devono volgere i nostri sforzi ed i nostri desideri: lo sviluppo della nostra relazione interpersonale col Padre. Questa è la qualità del nostro vivere il momento presente, l’unico momento certo che ci è posto nelle mani, l’unico tempo di cui possiamo disporre. Vivere il presente in questa vivificante comunione col Padre attraverso i momenti quotidiani che si avvicendano, vegliando sul nostro agire e operando indefessamente perché proprio questo oggi sia la realizzazione concreta del disegno di Dio su di noi e sulla storia. La storia ha il suo fine: il raduno di tutti i figli di Dio che erano dispersi nel Figlio, che li riconsegnerà al Padre con l’intera creazione.

 

Vivere l'Eucarestia

- Ogni giorno il Signore viene: dobbiamo essere pronti ad accoglierlo.

- Durante la preghiera accendiamo la candela per dire la nostra fede e la nostra speranza nel Signore che viene e diciamo l’Atto di Speranza


AVVISI

Lunedì 17 novembre  2003

  • Celebrazione Eucaristica ore 18.00

  • Incontro Catechiste ore 18.30

  • Incontro genitori scuola materna, ore 19.30

  • Incontro animatori dell’Oratorio ore 20.30

Martedì  18 novembre 2003

  • Celebrazione Eucaristica ore 8.30.

  • Catechesi per i genitori i cui figli si preparano a ricevere il sacramento della Prima Comunione, preso il Centro Pastorale

    • Ore 20.00 genitori del primo anno (III elementare);

    • Ore 19.30 genitori del secondo anno (IV elementare).

Mercoledì 19 novembre 2003

  • Celebrazione Eucaristica ore 18.00

  • Incontro dell’EPAP (Équipe Parrocchiale Animazione Pastorale), ore 19.00, centro pastorale, con don Antonio porpora

Giovedì 20 novembre 2003

  • Celebrazione delle Lodi ore 8.30.

  • Esposizione del SS. Sacramento e Adorazione Silenziosa ore 10.00 – 12.00; ore 17.00 – 18.00. 

  • Celebrazione Eucaristica ore 18.00. Adorazione Comunitaria ore 19.00

  • Tempo per le confessioni ore 17.00 - 18.00

 

Venerdì 21 novembre 2003

  • Celebrazione della Parola  ore 18.00

  • Pulizia della Chiesa Gruppo Ministri Straordinari Eucarestia.

  • Inizio del cammino di formazione per operatori pastorale (SFOP) ore 20.00 San Pietro

Sabato 22 novembre 2003

  • Celebrazioni Eucaristiche ore 18.00.

  • Mandato Diocesano ai Catechisti a Ravello. Partenza pullman da Santa Lucia ore 16.00. Oggi è sospeso il Catechismo.

 

Domenica 23 novembre 2003 - Giornata Comunitaria  a Napoli

  • Celebrazioni Eucaristiche ore 09.30 - 11.00 - 19.00.

Prenotarsi presso

Centro Anziani - Responsabili Gruppi - Suore 

 

 
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