Stampa questa pagina XXXIII Domenica del Tempo Ordinario
 
Pubblicata in data 13.11.2011

Comunità in Cammino …

foglio di informazione settimanale Parrocchia Santa Lucia V. e M.

Cava de’ Tirreni (SA) - Diocesi di Amalfi - Cava de’ Tirreni

 

Anno Pastorale 2011 - 2012

 

DOMENICA 13 Novembre 2011- XXXIII Tempo Ordinario

 

Anno A - I settimana del Salterio

 

«Arrivò lo sposo ....»

 


Breve lettera del Parroco

 

La vita concreta dei credenti si dibatte spesso tra un attivismo frenetico, che non concede tregua alcuna, obbligandoci tutti ad essere sempre attenti all’orologio, al computer, al cellulare e all'indifferenza più assoluta, che non scomoda affatto per gli altri, perché si pensa solo ai propri interessi, si considerano esclusivamente le proprie preoccupazioni. Il resto non esiste: ci sono solo io! La Parola di oggi si colloca, appunto, in simile dinamismo di vita, per sollecitare il raggiungimento di un equilibrio. La laboriosità tanto della donna saggia quanto del servo buono e fedele della parabola va coniugata con la saggezza di chi sa che i tempi e i momenti divini sono imprevedibili e richiedono quindi una vigilanza e una accortezza, che si acquisiscono vegliando, scru­tando fatti ed eventi per saperli interpretare e non venire tra­volti dal quotidiano.
In altri termini, i tempi “ultimi” sono già i nostri, perché l’attesa di Cristo nella definitività della storia si fonda sul ricono­scimento di Lui, già presente in essa. Non per nulla l’Eucaristia fin dai primi secoli veniva celebrata vegliando, «nell'attesa della sua venuta», come sempre si canta nell'acclamazione anamnetica dopo la narrazione della Cena (in cui si innesta la transustanziazione del pane e del vino nel corpo e sangue del Signore). Questo è l’annuncio che dobbiamo dare al mondo: la Pasqua di Cristo, nei suoi aspetti inscindibili di morte e di vita. Il tempo si è fatto breve (cfr. 1 Cor 7,29), e perciò non possiamo perder­lo, sprecarlo, né, tanto meno, fermarlo. Il chrónos fluisce ancora nel suo inesorabile incedere, attendendo che lo cogliamo come kairós, momento di salvezza attuata nell’incontro con Cristo, che spezza per noi il Pane della sua Parola e del suo Corpo e Sangue.
La divina Liturgia è un talento che il Signore ci ha affidato; l’ha inventata Lui e ce l’ha donata. Fare Liturgia è un dono immenso; Dio ha cominciato per primo creando e parlando all’uomo, cercandolo e proponendogli l’Alleanza. Questa Domenica del Padrone che affida talenti ai suoi servi, secondo le loro capacità finché egli torni, può dare l’occasione di domandarci che ne facciamo del talento o dei talenti che sono le azioni liturgiche, divine e umane insieme, attraverso cui ci raggiunge la salvezza del Signore.
La Celebrazione Eucaristica è il rinnovarsi quotidianamente della nostra attesa e della nostra offerta per la costituzione definitiva della comunità dei salvati. È il grido incessante che sale dalla terra ad invocare la soprannaturale pienezza: «Vieni, Signore Gesù!».
L’Anno liturgico si avvia alla conclusione e vengono amplificati i temi della Prima Domenica d’Avvento. L’Anno liturgico ridisegnato dal Lezionario del postconcilio ha inserito molti richiami all’escatologia e parla in maniera più corretta e rispettosa della rivelazione biblica
Se ci lasciamo educare dalla Liturgia, che si fa maestra per ritus et preces, attraverso i riti e le preghiere, ci accorgiamo che la dimensione escatologica e la lettura della storia alla luce degli ultimi tempi trapunta il rito stesso dell’Eucaristia. La consapevolezza della “definitività” di Dio, che se è meta della storia è anche cardine del presente, ci fa celebrare di Domenica in Domenica il memoriale sacramentale del sacrificio pasquale di Cristo.
Riconosciamo la sovranità di Colui che è e che viene, fin dall’inizio del rito, riconoscendolo Kyrios e Christòs (Kyrie eleison!); nell’inno degli angeli e nel Simbolo della fede proclamiamo che l’Agnello immolato «siede alla destra del Padre» e che «di là verrà a giudicare i vivi e i morti». Ugualmente il mistero celebrato nella fede, il Mistero pasquale, ci fa «annunciare la sua morte, proclamare la sua risurrezione, in attesa della sua venuta» (Preghiera Eucaristica) e viviamo «nell’attesa che si compia la beata speranza e venga il nostro salvatore Gesù Cristo» (embolismo al Padre nostro). Infine, ogni Domenica siamo «invitati alla cena del Signore» o, meglio, dell’Agnello, come proclama Ap 19,9: «Beati gli invitati al banchetto delle nozze dell’Agnello».

 


 

Riflessione sulla Parola di Dio

 

Non dormiamo dunque come gli altri, ma restiamo svegli e siamo sobrii” (II lettura). Questa esortazione di Paolo ai cristiani di Tessalonica, che ascoltiamo nella liturgia odierna fa bene da commento alla parabola dei talenti che Gesù ha raccontato e che fa da terza lettura in questa penultima domenica dell’anno liturgico. Restare svegli, strappare al sonno la propria esistenza significa farla fruttare, lasciare che diventi un luogo in cui le energie vitali vengono moltiplicate, le responsabilità assunte fino in fondo contro ogni tentazione di paralisi, e la nostra volontà capace di “moltiplicare i frutti della provvidenza divina” (colletta). L’esortazione di Paolo è a vivere come figli della luce e del giorno, e non del buio notturno. A queste espressioni spesso diamo una interpretazione di tipo morale, in cui il giorno è il bene, e la notte è il peccato. Ma il contesto, e soprattutto i versetti che seguono immediatamente il brano che oggi leggiamo insieme nelle nostre assemblee eucaristiche, ci aiuta a capire che l’invito di Paolo ai suoi fratelli e alle sue sorelle non riguarda prima di tutto la vita morale, ma quella teologale: la loro fede, il loro amore, la capacità di sperare (cf. il v. 8). Si tratta di avere una fede sveglia, che cresca insieme ad una carità operosa e una speranza capace di radicarsi in Dio. I talenti da far crescere, allora, sono innanzitutto la nostra fede, insieme alla nostra carità e alla nostra speranza. Per vivere da svegli occorre saper custodire la fede, la carità e la speranza.
La parabola dei talenti ci insegna che esse non sono realtà statiche, date una volta per tutte, che possono essere nascoste sottoterra: “per paura andai a nascondere il talento sotterra: ecco qui il tuo” (III lettura). Esse sono dono di Dio, come quei talenti dati ai servi sono del padrone, eppure la parabola dice che quei soldi sono nelle mani dei servi, affidati a loro e alla loro responsabilità. Il dinamismo di questi grandi doni è dunque quello che sappiamo imprimergli noi con le nostre mani, proprio come si dice nell’elogio della donna che oggi ascoltiamo: “Si procura lana e lino, e li lavora volentieri con le mani” (I lettura). Lavorare volentieri la fede, la speranza e la carità! Ma che cosa vuol dire? Che essi tra le nostre mani possono crescere, e il dono fatto a noi in germe sin dal giorno del nostro battesimo può germogliare e diventare una pianta rigogliosa se noi lo sappiamo custodire. La nostra opera è dunque quella di non far morire dentro di noi la fiducia, la speranza e l’amore, perché essi sono doni di Dio talenti suoi affidati alle nostre mani. Continuare a viverli “volentieri”, con gioia e gusto, cioè, senza appesantimenti, o rassegnazione. Non è raro, nella vicenda esistenziale di ciascuno di noi, che le sofferenze e le contraddizioni che ci creano frustrazioni ci inducano a non avere più fiducia in niente e in nessuno, a non sperare guardando verso il futuro e anzi avendone paura, a non credere più all’amore come al senso della nostra esistenza e di quella del mondo intero. Davvero come quella donna saggia e feconda dobbiamo metter mano a far lievitare questi doni, senza lasciarli soffocare dal cinismo o dalla disperazione. Camminare nella vita continuando a rimanere aperti e fiduciosi, lieti del domani, capaci di far passare l’amore tra di noi, è il vero modo di trafficare i talenti che ci ha dato Dio.
I talenti che sono la fede, la speranza e la carità ci sono dati perché diventino la via per una comunione di vita con Dio. Gesù così conclude i primi due dialoghi, quelli con i servi che nella sua storia han saputo usare bene i propri talenti: “prendi parte alla gioia del tuo padrone”. Prendere parte a ciò che è del padrone, alla sua gioia, alla sua vita intima. La fede, così come la carità e la speranza, sono il nome del legame tra l’uomo e Dio, sono un abbraccio, un flusso che passa attraverso la relazione, l’incontro. Ecco perché esse sono un dono, sia in relazione alla loro origine, che è l’amore di Dio, sia in relazione a come ci pervengono, e cioè attraverso un incontro, non mentre siamo da soli. In queste ultime domeniche dell’anno lo sguardo è portato dalla liturgia domenicale verso le realtà ultime, l’incontro definitivo di ciascuno con Dio. E proprio così, come un dinamismo straordinario e infinitamente fecondo, noi cristiani dobbiamo pensare la vita eterna: una vita che sgorga continuamente come un miracolo infinito, in cui le avventure dell’amore e dell’incontro si moltiplicano all’infinito, e il gesto del dono si estende come una sorgente feconda in distese sconfinate. Lì ad essere dinamica non sarà più la nostra intraprendenza umana, che la responsabilità di ognuno rende nei giorni terreni laboriosa ed impegnata come quella della donna perfetta della I lettura, ma il talento divino della misericordia, che si moltiplica per la sua stessa infinita ricchezza, in quell’abisso senza fine dell’amore di cui non riusciremo mai a toccare il fondo, vivendo in esso e di esso per sempre.
Gratis.

 


AVVISI PARROCCHIALI

Lunedì 14 novembre 2011

  • Recita del Santo Rosario ore 18.30, Celebrazione Eucaristica ore 19.00

  • Incontro Consiglio di Presidenza Gruppo Anni Verdi, ore 19.30

Martedì 15 novembre 2011

  • Incontro di catechismo per i ragazzi della Cresima dalle ore 16.00 in poi

  • Corso d taglio e cucito organizzato dalla Caritas Parrocchiale ore 17.00

  • Recita del Santo Rosario ore 18.30, Celebrazione Eucaristica ore 19.00

  • Incontro Operatori Caritas Parrocchiale a Cava ore 18.30 in Curia

Mercoledì 16 novembre 2011

  • Incontro del Gruppo Lettori ore 18.45 Centro Pastorale

  • Recita del Santo Rosario ore 18.30, Celebrazione Eucaristica ore 19.00

  • Prove di canto coro degli adulti, ore 19.45.

  • Incontro animatori Oratorio Parrocchiale ore 20.30

Giovedì 17 novembre 2011

  • Celebrazione Eucaristica ore 8.30

  • Adorazione silenziosa dalle ore 9.00 alle 12.00 e dalle ore 17.00 alle ore 19.00

  • Tempo per le confessioni delle ore 10.00 alle 12.00 e dalle ore 17.00 alle ore 19.00

  • Recita del Santo Rosario ore 18.30, Celebrazione del Vespro ore 19.00

  • Redazione giornalino Parrocchiale ZOOM ore 20.00 Ufficio Parrocchiale

Venerdì 18 novembre 2011

  • Incontro di catechesi per i ragazzi di prima, seconda, quinta elementare e prima media, ore 16.00 - 17.00

  • Recita del Santo Rosario ore 18.30, Celebrazione Eucaristica ore 19.00

  • Incontro con i genitori che hanno battezzato i loro figli nel corso dell’anno 2010, ore 19.00 centro pastorale

  • Corso prematrimoniale ore 20.00

  • Pulizia della Chiesa Gruppo: Caritas Parrocchiale

Sabato 19 novembre 2011

  • Incontro Centro Anziani “Anni Verdi” ore 16.00

  • Incontro di catechismo per i ragazzi di terza e quarta elementare ore 16.00 in chiesa.

  • Incontro Ministranti ore 17.00 Centro Pastorale.

  • Recita del Santo Rosario ore 18.30, celebrazione Eucaristica ore 19.00.

Domenica 29 novembre 2011  - Cristo Re
Giornata di Sensibilizzazione per il Sostentamento del Clero

  • Celebrazione delle Lodi Mattutine ore 9.00

  • Celebrazioni Eucaristiche 9.30, 11.00, 19.00

  • Incontro dei Diaconi Permanenti ore 12:30/18:00


 

PREGHIERA


Fare le cose piccole ma con cuore grande,
dare un bicchiere d’acqua fresca
come se lo dessimo a te,
Signore Gesù,
essere fedeli nel poco per ricevere il molto,
sono regole di vita
che abbiamo imparato da ragazzi.
E vivendole abbiamo sperimentato la gioia,
quando a sera registravamo di aver
fatto il nostro dovere,
e la giornata ci appariva
come un terreno ricco di tanti
umili fiori di campo.
I fiori delle piccole cose fatte bene,
per te, mio Dio.
Poi siamo cresciuti e il mondo
ci ha provocati:
cerca il primo posto, mettiti in vista,
compi azioni che richiamino
l’attenzione su di te,
mostrati orgoglioso di te stesso.
E abbiamo ceduto.
Forse, per qualche attimo,
ci siamo lasciati ubriacare dal successo,
ma abbiamo perduto la pace del cuore
e il gusto del vivere.
Perdonaci, Signore Gesù,
per questa vita così frenetica e fatua
e ridonaci il gusto delle piccole cose
ben fatte, compiute per amore tuo.
Forse non saremo famosi,
ma certo saremo più santi
amandoti ogni giorno un po’ di più,
nella fedeltà di una vita che,
come fiore, fiorisce per te.
Se poi ci chiami a opere grandi,
tutto sia sempre per la tua gloria
e il nostro vero bene.

 


 

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