Stampa questa pagina XXIV Domenica del Tempo Ordinario
 
Pubblicata in data 12.9.2011

Comunità in Cammino …

foglio di informazione settimanale Parrocchia Santa Lucia V. e M.

Cava de’ Tirreni (SA) - Diocesi di Amalfi - Cava de’ Tirreni

 

Anno Pastorale 2011 - 2012

 

DOMENICA 11 Settembre 2011- XXIV Tempo Ordinario

 

Anno A - IV settimana del Salterio

«Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli?» 

 


Breve lettera del Parroco

 

Gesù aveva detto di amare i propri nemici e di pregare per quelli che ci perseguitano per essere figli del Padre che è nei cieli, il quale fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti (Mt 5,44-45). Nel Padre nostro aveva insegnato a pregare: «Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori». Pietro, che dal contatto con Gesù ha capito che le misure fino allora ritenute valide ora non servono più, abbozza una risposta: «Fino a sette volte?». E’ più del doppio di tre, ed inoltre è un bel numero di valore simbolico che richiama la completezza. Gesù formula la sua risposta riprendendo il bel numero simbolico, ma in una moltiplicazione tale da proporre una completezza senza limiti. Bisogna perdonare sempre. La parabola che segue dà ragione di questo dovere di perdonare senza limiti. Il senso della parabola è che Dio perdona gratuitamente il peccato a chi gli chiede perdono, dimostrando una benevolenza nei confronti dei peccatori assolutamente disinteressata. In conseguenza di questa esperienza del perdono di Dio, l’uomo deve imparare a perdonare i propri fratelli, sia perché queste offese sono nulla di fronte alla gravità del peccato, sia perché per primo egli ha fruito del perdono di Dio.

Il perdono delle offese e l’amore verso i nemici costituiscono una delle caratteristiche più vistose e più nuove della morale evangelica. Ma, come spesso capita, quanto più grande è l’esigenza, quanto più alta è la mèta indicata, tanto più meschina e povera appare la realizzazione nella vita pratica. Quanto ha influito la dottrina evangelica del perdono delle offese sulla vita e sul comportamento pratico dei cristiani? Bisogna dire che tanti cristiani lungo la storia della Chiesa hanno preso sul serio la parola di Gesù e l’agiografia cristiana è piena di esempi sublimi di amore e di gesti eroici di perdono e riconciliazione. Se oggi si parla, sempre più spesso, di pace, di disarmo, di soluzione pacifica delle controversie internazionali, anzi di cooperazione vicendevole e di aiuto ai popoli in via di sviluppo... bisogna riconoscere che molti cristiani hanno contribuito alla diffusione e alla maturazione di questi ideali del cristianesimo. Il Vangelo ha avuto una importanza capitale nella educazione dei popoli dell’Occidente, e molte idee, istanze e stimoli positivi portati avanti da sistemi che pure combattono il cristianesimo, sono nati da una cultura di matrice cristiana e fortemente marcata dallo spirito evangelico. Ma la storia dei popoli, anche di quelli cristiani, è piena di testimonianze negative: guerre, contese, stragi, vendette, ingiustizie, guerre di religione, conquiste coloniali… e oggi: l’imperialismo economico, lo sfruttamento del cosiddetto Terzo Mondo, l’industria della guerra e della morte (pensiamo al terrorismo che proprio 10 anni fa’ in questo giorno devastava gli Stati Uniti!). La responsabilità dei cristiani di fronte al Vangelo e ai fratelli non ancora illuminati dalla luce della fede è enorme. Le controtestimonianze smentiscono sul piano dei fatti ogni sforzo di evangelizzazione e compromettono la credibilità stessa del Vangelo.

L’iniziativa della riconciliazione viene da Dio, e la Chiesa e i cristiani devono essere gli operatori della pace nel mondo, devono creare un clima di riconciliazione, di perdono, di incontro, di fraternità in tutti i settori e a tutti i livelli, da quello internazionale fino alle piccole relazioni di vicinato e di lavoro, tra gli sposi, tra i figli, nei rapporti tra lavoratori e datori di lavoro, tra poveri e ricchi. Non c’è relazione umana, per piccola che sia, che non possa trovare un miglioramento attraverso la riconciliazione e il perdono. La spirale della violenza invoca l’amore cristiano, di cui un momento importante è il perdono. Solo con l’amore è possibile formare una comunità, anche quella nazionale.

In questi giorni la Comunità cristiana comincia a ri-­trovarsi dopo il grande esodo delle vacanze. La pagina del Vangelo che la Liturgia ci consegna giunge a proposito, perché induce a superare tutte quelle meschinità che si insinuano nel vissuto di una Parrocchia e spesso intaccano la comunione tra i fedeli e tra gli operatori pastorali. Ecco perché potrebbe essere utile valorizzare alcuni momenti, per iniziare bene l’anno pastorale. Anzitutto, verrà programmata per tutta la Comunità e, specialmente per gli operatori pastorali, quelli che appartengo a qualsiasi gruppo, una Liturgia penitenziale, con la disponibilità di celebrare il Sacramento della Riconciliazione. Inoltre programmeremo anche una serata per dire la gioia di stare insieme e di affrontare il cammino di un nuovo anno pastorale.

Gli incontri significativi delle vacanze, le risorse che ognuno porta con sé, la voglia e l’entusiasmo di crescere come discepoli del Signore Gesù e di rendergli testimonianza costituiscono un patrimonio importante. Così anche la voglia di superare le piccole gelosie, i giudizi affrettati, le antipatie che frenano uno spirito autentico di collaborazione. Tutto ciò gioverà a mettere in luce quanto sia smisurato il perdono che ci viene offerto ed i suoi effetti benefici: la guarigione da ferite profonde, la pace del cuore ed uno sguardo limpido e buono gettato su sé stessi e sugli altri, un rinnovato impegno di ascolto e di comprensione reciproca.


Riflessione sulla Parola di Dio

 

Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate a vicenda come io ho amato voi.

Eccoci praticamente all’ultima domenica di vacanza, anche se l’estate ci accompagnerà ancora per una decina di giorni. In questo periodo riprendono le scuole, gli orari estivi - anche in parrocchia - cedono il passo agli orari invernali, c’è un tutto che riprende… non senza fatiche. Nel cuore abbiamo i giorni di quest’ultimo periodo, ferie, incontri, amicizie, forse anche qualche esperienza spirituale, un campo scuola, un evento… E la liturgia ci riprende in questo momento con uno dei temi più “ostici”: il perdono.

Alla luce del vangelo, è naturale farci subito un rapido esame di coscienza rendendoci subito conto che, nel migliore dei casi, abbiamo avuto o abbiamo almeno più di una persona con cui ci siamo infuriati per torti subiti o amicizie tradite. E forse, per chiudere rapidamente il discorso, ci abbiamo anche provato ad accordare il perdono. Ma – confessiamocelo – è stato spesso un perdono incerto, che tenta di uscire dal cuore, ma poi precipitosamente vi rientra perché “non è giusto”, si dice.

In tante delle domeniche precedenti siamo stati abituati a ritrovarci nei panni di Pietro, entusiasta e ribelle, pronto a seguire Gesù e a “rimproverarlo”, fragile nella sua umanità eppure reso “pietra” da poggiare sulla roccia che è Cristo.

Anche oggi è lui, Pietro a farsi nostro portavoce, ponendo davanti a Gesù tutta la nostra difficoltà a perdonare. Per esattezza a perdonare sempre. Il “limite” del perdono era una questione discussa anche dai rabbini di allora che ritenevano che si potesse arrivare fino a 3, secondo lo stile di Dio. Così è scritto nel libro di Giobbe: “«Avevo peccato e violato la giustizia, ma egli non mi ha punito per quello che meritavo; mi ha scampato dalla fossa e la mia vita rivede la luce». Ecco tutto questo fa Dio due volte, tre volte con l’uomo...” (Gb 33,27-29; cfr. Am 2,4). Pietro con il numero 7 si spinge avanti indicando la possibilità ad accordare il perdono oltre la misura stabilita dai rabbini, ponendo però sempre un limite. La risposta di Gesù va oltre ogni limite dando al perdono un valore illimitato. L’unica misura del perdono è perdonare senza misura: “Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette”. Cioè, sempre.

Ma… - ci verrebbe da obiettare - che senso ha? Perdonare è una sconfitta, vuol dire perdere la dignità: se mio marito mi ha tradito, se mia moglie mi ha rifiutato, se il mio capo mi ha sfruttato, se, se... che senso ha perdonare? La risposta è semplice e alta. Perché così fa Dio.

Ed è con queste domande e questa risposta che ci viene offerta la parabola di Gesù. Il servo deve una cifra iperbolica al suo re (50 milioni di euro di oggi), qualcosa che non riuscirebbe mai a pagare, “allora, gettatosi a terra, lo supplica”. E il re prova compassione. Sente come sua l’angoscia del servo, essa conta più dei suoi diritti, pesa più di diecimila talenti, allarga il cuore del re. C’è un modo divino di stare al mondo e risiede nella larghezza di cuore: sa perdonare chi è più grande e più forte. È il vero potere: non uccidere, ma perdonare. Ma, in opposizione a questo cuore regale ecco il cuore servile: “appena uscito, quel servo trovò un altro servo..”. Appena uscito, non una settimana dopo, non un giorno dopo, non un’ora dopo. Appena uscito, ancora immerso in una gioia insperata, appena liberato, appena restituito al futuro e alla famiglia, appena fatta l’esperienza di un cuore regale, “preso il suo compagno per il collo lo strangolava, gridando: ridammi i miei 5 euro”, lui, perdonato di milioni.

Il servo perdonato non agisce contro la giustizia. È giusto, ma anche spietato: è onesto e, al tempo stesso, cattivo. Quanto è facile essere giusti e spietati, onesti e cattivi; perché non basta essere giusti per essere uomini, tanto meno per essere di Dio. Giustizia e diritto da soli non bastano a fare nuovo il mondo. Anzi, l’estrema giustizia, “ridammi i miei 5 euro”, può contenere la massima offesa all’uomo: “presolo per il collo lo strangolava”. Gesù propone l’illogica pietà: “non dovevi anche tu aver pietà di lui come io ho avuto pietà di te?”

Perché? Perché avere pietà e perdonare? Per acquisire il cuore di Dio, immettere il suo “divino disordine” dentro l’equilibrio apparente del mondo. Perché niente vale quanto una vita. E allora occorre una dismisura, il perdono fino a settanta volte sette, un eccesso di pietà. Occorre il perdono di cuore. È difficilissimo perdonare di cuore; comporta un atto di fede, non d’intelligenza. Un atto di speranza, non di spontaneità.

Ma questo con questo perdono coniugi traditi possono ricostruire un cammino di famiglia, secondo la logica di Dio; fratelli in lite per un’eredità possono buttare via i soldi per ricostruire un’intesa; genitori delusi dai figli possono dar loro un’altra occasione; addirittura uccisori spietati, come è successo nella storia, possono riscoprire la luce della redenzione. Perdonare significa non guardare più al passato, ma al futuro.

Così fa Dio con me: mi perdona non come colui che dimentica il mio passato, ma come colui che mi sospinge oltre, guardando al mio futuro. Dio perdona come un liberatore: mi lancia in avanti. Mi fa salpare ancora verso albe intatte, come vento che gonfia le vele, supplemento di energia. Mi perdona come atto di fede in me, cuore largo verso il mio futuro. Eppure questo perdono di Dio appare paradossalmente e misteriosamente condizionato dalla libertà dell’uomo. Diventa efficace solo se l’uomo gli apre la porta del cuore e gli permette di entrare. E la chiave che apre la porta del cuore è proprio il perdono che siamo capaci di scambiarci reciprocamente. Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori…

 


AVVISI

Lunedì 12 settembre 2011

  • Recita del Santo Rosario ore 18.30

  • Celebrazione Eucaristica ore 19.00

Martedì 13 settembre 2011

  • Recita del Santo Rosario ore 18.30

  • Celebrazione Eucaristica ore 19.00

Mercoledì 14 settembre 2011

  • Recita del Santo Rosario ore 18.30

  • Celebrazione Eucaristica ore 19.00

  • Incontro Responsabili dei Gruppi Parrocchiali ore 19.30 ufficio parrocchiale.

Giovedì 15 settembre 2011

  • Recita del Santo Rosario ore 18.30

  • Celebrazione Eucaristica ore 19.00

Venerdì 16 settembre 2011

  • Recita del Santo Rosario ore 18.30

  • Celebrazione del Vespro ore 19.00

Sabato 17 settembre 2011

  • Incontro Centro Anziani “Anni Verdi”, ore 16.00

  • Recita del Santo Rosario ore 18.30

  • Celebrazione Eucaristica ore 19.00.

  • I torneo amatoriale di scopone “Lui e Lei” organizzato nel cortile interno della Parrocchia

Domenica 18 settembre 2011

  • Celebrazione delle Lodi mattutine ore 9.00.

  • Celebrazioni Eucaristiche 9.30, 11.00, 19.00

  • Pellegrinaggio a Napoli per l’offerta dell’olio per la lampada che arde sulla tomba di San Gennaro, partenza ore 15.30 da piazza F. Baldi, rientro in serata


Martedì 20 settembre 2011 alle ore 16.00

presso il Centro Anziani

c’è l’incontro con tutti coloro che partecipano alle cure termali. Bisogna portare la carta d’identità e la ricetta medica.

 

 

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