Stampa questa pagina IV Domenica di Quaresima
 
Pubblicata in data 10.4.2011

Comunità in Cammino …

foglio di informazione settimanale Parrocchia Santa Lucia V. e M.

Cava de’ Tirreni (SA) - Diocesi di Amalfi - Cava de’ Tirreni


Anno Pastorale 2010 - 2011

 

DOMENICA 3 aprile 2011 - IV di Quaresima

 

Ciclo A - IV settimana del Salterio

 

 


 

Tema della settimana:“Gesù mi ha aperto gli occhi

Segno: Nel Battesimo riceviamo una candela, simbolo della luce di Gesù, fiamma che dobbiamo cercare di mantenere.

 

La Quarta Domenica di Quaresima segna – grosso modo – il centro del cammino penitenziale in preparazione alla Pasqua; la tradizione della Chiesa l’ha denominata “Laetare”, dalla prima parola latina dell’antifona d'ingresso, che è un invito alla gioia. Si possono adoperare oggi i paramenti rosacei e porre presso l’altare un sobrio addobbo floreale.

Per incoraggiare il cammino quaresimale come conversione a Cristo nella memoria del Battesimo, la Liturgia in queste tre domeniche centrali collega la fede con tre segni fondamentali: domenica scorsa, fede e acqua; oggi, fede e luce; domenica prossima, fede e vita.
La guarigione di un uomo cieco dalla nascita è metafora del nostro cammino di fede. Il buio, invece, il peccato: rimane in noi finché non riconosciamo il bisogno di perdono, e si fa ancor più intenso quando pensiamo di vedere e di conoscere già tutto, per cui presumiamo di fare a meno di Dio. È la nostra incredulità, la non disponibilità ad accogliere la luce di Dio, che ci fissa nell’oscurità e nel non senso. Il cieco dalla nascita sa riconoscere in Gesù non solo un guaritore, ma colui che ha operato in lui una nuova creazione.

Quando nasce un bambino, con felice espressione si dice che “è venuto alla luce”. Solo questo passaggio permette la continuità della vita. Quando un uomo muore si dice che “si è spento”. E’ significativo che il linguaggio comune identifichi la vita con la luce e la morte con la tenebra. Luce e tenebre esprimono simbolicamente la condizione umana nelle sue contraddizioni: non solo vita-morte, ma anche verità-menzogna, giustizia-ingiustizia. Lo stesso avvicendarsi cosmico del giorno e della notte sta ad indicare la fondamentale importanza del rapporto luce-tenebra: avvolto nella tenebra il mondo perde la sua consistenza, le cose non hanno contorno né colore, l’uomo è cieco, inerte, afferrato da un senso acuto di solitudine, di smarrimento, di paura. Il primo bagliore risveglia la vita, la gioia e la speranza.

Luce e tenebre sono poste di fronte nel brano evangelico. Un uomo colpito da irrimediabile cecità, ai margini della considerazione sociale e religiosa: è la personificazione simbolica della condizione di peccato in cui si trova l’uomo non ancora “illuminato” da Cristo. Solo l’incontro con Cristo — Luce del mondo, Luce «che illumina ogni uomo» (Gv 1,9) — toglie il velo dagli occhi, riabilita l’uomo, lo restituisce alla sua piena dignità, gli permette di cogliere lo splendore delle cose e il sapore nuovo della vita.

In un mondo in cui violenza, conflitto, rivalità e menzogna sembrano avere il sopravvento, la presenza dei cristiani pone una forza di segno contrario che diventa accusa di queste opere di morte. La bontà è vita di amore, accoglienza, disponibilità, perdono; la giustizia è onestà, rettitudine, apertura alla volontà del Signore; la verità è adesione al Vangelo e ai suoi criteri, possibilità di essere liberi dalla menzogna del peccato e dalla sua schiavitù. Le tenebre sono incapaci di “produrre”, possono soltanto “operare”, ma la loro opera è sterile. La famiglia e la Comunità cristiana sono davvero luoghi in cui si manifesta la luce, in cui si educa alla fede e ai suoi valori? Se la Parola del Signore ci accusa, essa ci aiuta anche a riprendere consapevolezza di ciò che siamo e di ciò che dovremmo essere.

La Caritas Parrocchiale propone per questa terza settimana, visto che il segno sottolineato dalla liturgia è l’acqua battesimale, di portare un barattolo di pelati.


 

Una proposta significativa.

Credo che tutti conoscono il giorno in cui sono nati, ma non tutti conoscono il giorno in cui sono rinati nel Battesimo, In fondo alla chiesa è stato ricollocato il volto di Cristo sul quale sono stati messi i nostri volti, per sottolineare che io oggi sono il volto di Cristo, vorrei che ognuno andasse a apporre un foglietto con le due date significative della sua vita, quando è nato e quando e stato battezzato. Questo diventerà per tutti l’occasione di parlare del proprio battesimo con i familiari e ricordare da questo momento in poi le due date significative per lui.

 

 


 

In ascolto della Parola

“Venire alla luce” è il modo con cui siamo soliti dire che è nato un bambino.
Un giorno, però, è venuto alla luce un bambino cieco. Quel bambino, diventato poi adulto, la luce non l’ha mai vista. E non solo la luce, ma qualsiasi altra cosa. Perché è la luce che permette di vedere le persone, le cose, la natura che mi circonda, con i suoi colori, le sue forme... È solo così che mi faccio un’idea della realtà e fisso nella mente i miei ricordi.

Se io chiudessi gli occhi per cercare di immedesimarmi in quel cieco nato, non potrei. Se anche immaginassi di non vedere più, di abituarmi a vivere come qualcuno che sente solo la radio, non potrei lo stesso capire quel cieco nato! Perché se io sento la parola “sole” oppure “albero”, io li raffiguro nella mia mente. Io so di che si tratta. Perché prima li ho visti. Non così quel cieco, nato cieco. Lui non può immaginare niente perché non ha mai visto niente. Se anche gli spiegassi cosa significa che il sole è bello, rotondo e splendente, non capirebbe. Per lui il colore “verde” oppure “giallo” non avrebbe alcun significato. Perfino la parola “colore” non avrebbe senso. Immagino questo bambino crescere nella notte. Mentre tutti gli altri bambini hanno paura del buio, per lui è una cosa normale. Quello che per tutti è normale invece, per lui è difficile. Camminare, giocare… E poi sempre da una parte. Da piccolo come da grande, ai margini della strada, della considerazione degli altri, della facoltà di scegliere. Impossibile lavorare. Impossibile che una ragazza lo sposi. Impossibile perfino sentirsi utile, per uno che ha sempre bisogno dell’aiuto degli altri. Uno che per questo motivo è abituato a ringraziare. Uno che si considera inferiore. Uno che non ha pretese. Uno che ha sviluppato la capacità di ascoltare, e non solo il contenuto di un discorso, ma anche il tono della voce e le mille sfumature dell’umore o del cuore di chi parla. Quante volte avrà subito scherzi di cattivo gusto da qualche bullo prepotente. Quante volte avrà sentito rivolgersi la parola “poverino” o “poveraccio” da qualche compassionevole passante. Già appena nato la sua condizione venne definita una “disgrazia” e più avanti l’avevano educato a sentirsi in colpa, a considerarsi un “disgraziato”. Immagino quest’uomo che incontra Gesù e lo sente sputare per terra davanti a lui. Forse pensa all’ennesimo insulto, ma anche a questo è avvezzo. Sente cospargersi gli occhi di fango in mezzo ai rumori della vita e al frastuono del mercato. Intuisce che quel fango è fatto con la saliva, perché con la polvere della strada e con l’umido (dello sputo o delle lacrime) ha dimestichezza. Ma non protesta e non si difende. Sa che per sopravvivere deve subire oltre al danno anche le beffe. Subito dopo, però, ecco quella voce… Il suono armonioso, pacato eppure forte di quelle parole a lui rivolte: “Va’ a lavarti nella piscina di Siloe”. Con quale stima, con quanto amore quell’uomo di nome Gesù le ha pronunciate! Parole uscite da un cuore pieno di calma e di semplicità. Parole uscite da un’anima traboccante di pace e di umiltà. Lui è un esperto dell’ascolto, in questo non lo si può ingannare. Un’improvvisa paura mescolata a gioia lo assale. Si alza portando le mani sul viso, toccandosi il fango. Gli occhi sono sempre spenti ma al loro interno si accende una speranza. Il sogno impossibile combatte dentro di se contro la forza della ragione e della rassegnazione. Cammina a tentoni, come sempre, tastando i muri con le mani, tastando il terreno con i piedi prima di appoggiare tutto il corpo. Vorrebbe correre ma non può. Ogni passo gli sembra un chilometro. Ogni secondo, un anno. Non invitato ma “inviato” giunge alla piscina di Siloe. Si lava e si vede per la prima volta riflesso nell’acqua ancora un po’ sporca e agitata come la sua vita quotidiana. Immagino il suo grido, il suo sfogo, il suo riso, il suo pianto. Si guarda intorno associando per la prima volta ai rumori e alle voci che aveva sempre sentito, immagini e volti che non aveva mai conosciuto e immaginato. È stordito. Quasi fosse percosso oppure ubriaco. Si sente forte come chi abbia appena sollevato il mondo. Si sente stanco come se avesse fatto a piedi il giro del mondo. Cerca quell’uomo di nome Gesù, ma non sa quale sia né dove sia andato. È attorniato da tanta gente. Viene come trascinato davanti ai sacerdoti e ai dottori della legge. Quelli che vedono tutto e bene da sempre, che scorgono e tolgono la pagliuzza nell’occhio degli altri vedenti perché ci vedano meglio. Quelli che la gente ammira, rispetta e teme. Lui, vissuto sempre al margine, ora è al centro della loro attenzione. È interrogato su ciò che non capisce, su colui che non conosce. Penso sia perfino contento. Forse loro potranno “illuminarlo” su quanto è successo, forse potranno indicargli colui grazie al quale è successo. E il vero dramma comincia adesso. Anzi era già cominciato da tanto tempo. Una girandola di ciechi gira intorno alla storia del nato cieco.

I suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?».Ciechi sono tutti coloro che “vedono” la malattia come una punizione di Dio. Viene il dubbio ai discepoli… e dunque la domanda: ma se quell’uomo è cieco dalla nascita non può aver fatto nulla di male! Forse saranno stati i suoi genitori a comportarsi in modo malvagio? Altrimenti come si spiega? Ciechi siamo tutti noi quando a seguito di un incidente o di fronte a un problema di salute o a qualunque situazione ci metta in crisi diciamo: “Che male ho fatto per meritarmi questo?”. “Perché proprio a me?”


AVVISI

Lunedì 4 aprile 2011

  • Incontro Ministri Straordinari dell’Eucaristia ore 16.00

  • Celebrazione della Parola ore 19.00

Martedì 5 aprile 2011

  • Incontro di catechismo per i ragazzi della Cresima

  • Celebrazione Eucaristica ore 19.00

Mercoledì 6 aprile 2011

  • Incontro della Caritas Parrocchiale con il direttore diocesano dott. Rosario Pellegrino ore 17.00

  • Incontro del gruppo Lettori ore 18.45

  • Celebrazione Eucaristica ore 19.00

  • Incontro della Redazione del Giornalino Parrocchiale “Zoom” ore 20.00

  • Incontro per realizzare la Via Crucis, ore 20.30 Centro Pastorale

Giovedì 7 aprile 2011

  • Celebrazione Eucaristica ore 8.30. Esposizione SS. Sacramento e tempo per l’adorazione silenziosa fino alle ore 12.00. Tempo adorazione

  • Adorazione personale e tempo per le confessioni ore 17.00 – 19.00

  • Celebrazione Eucaristica ore 19.00

  • Incontro del Comitato Festa in onore di Santa Lucia ore 20.00 Centro Pastorale

Venerdì 8 aprile 2011 - Giornata digiuno astinenza

  • Incontro di catechesi per i ragazzi di prima, seconda elementare ore 16.00 - 17.00.

  • Via Crucis in chiesa ore 17.00 e nella varie zone secondo orario stabilito

  • Pulizia della Chiesa gruppo: Coro Ragazzi ore 9.30

  • Celebrazione Eucaristica ore 19.00.

Sabato 9 aprile 2011

  • Incontro Centro Anziani: “Anni Verdi” ore 16.00

  • Incontro di catechesi per i ragazzi di prima confessione e prima comunione ore 16.00 - 17.30.

  • Incontro Ministranti ore 17.00

  • Cammino di approfondimento della fede, ore 17.00 centro pastorale.

  • “Forza ragazzi la vita è bella” animazione con tanto divertimento per ragazzi dai 10 ai 14 anni presso il Centro Pastorale

  • Celebrazione Eucaristica ore 19.00

  • Festa diocesana dei Giovani “Da sradicati a radicati” ore 20.30 ritrovo presso la Parrocchia di Sant’Arcangelo

Domenica 10 aprile 2011 - V Domenica di Quaresima

  • Recita delle Lodi mattutine ore 9.00

  • Celebrazioni Eucaristiche 9.30, 11.00, 19.00

  • Celebrazione del Vespro ore 18.30

  • Cammino in preparazione al matrimonio ore 20.00 centro pastorale.

  • Serata di balli presso la sala teatro “Reginella” ore 20.00

  • Celebrazione della Compieta ore 20.30

 

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