Stampa questa pagina XXXII Domenica del Tempo Ordinario
 
Pubblicata in data 8.11.2010

Comunità in Cammino …

foglio di informazione settimanale Parrocchia Santa Lucia V. e M.

Cava de’ Tirreni (SA) - Diocesi di Amalfi - Cava de’ Tirreni

 

Anno Pastorale 2010 - 2011

 

DOMENICA 7 novembre 2010 XXXII Tempo Ordinario

 

Anno C - IV settimana del Salterio
 

«Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui

 


Breve lettera del Parroco

 

Il cristiano sa che non tutto della sua vita e del futuro è nelle sue proprie mani. E nella fede, che guarda al Cristo risorto, attende il suo futuro ultimo come un dono dalle mani di Dio. In questo sta la virtù teologale della speranza. La Liturgia, nel momento in cui ci orienta alla contemplazione futura del volto di Dio, ci richiama però anche alla giustizia come sua condizione: il “non-ancora” è la dimensione più radicale della nostra esistenza presente: ciò che saremo, però, è preparato ora. Vivere di speranza, perciò, non significa attesa passiva, ma esistenza operosa nella giustizia che Dio ci ha donato e reso praticabile.

L’uomo è una realtà storica, vive nel tempo: si pone in continuità con un tempo trascorso da cui trae le possibilità di comprensione di tutto ciò che è per lui una ricchezza, costituisce il suo valore; vive il presente come momento reale della sua coscienza e libertà; si rivolge al futuro per cogliere il significato del passato e del presente. Il futuro, il non ancora, è per l’uomo la dimensione più radicale perché condiziona le scelte, determina le sue realizzazioni. L’avvenire è sempre stato il banco di prova per tutte le ideologie, per tutte le speranze, per tutti gli ideali. Esso esercita una contestazione di tutti i miti, degli assoluti che l’uomo o la società può crearsi nel presente.

Che cosa sarà l’uomo dopo la morte? E’ il problema fondamentale dell’esistenza. Il futuro può ricuperare l’apparente fallimento della esistenza oppure ratificarne la sua inconsistenza e vanità? Se la vita presente è tutto, se non c’è speranza oltre la morte, è chiaro che è perso tutto e definitivamente. Non c’è progetto che possa imporsi, se tutti hanno un termine che li livella. Il progresso sembra avere uno smacco fatale e definitivo, se si conclude nel nulla della morte. L’impegno, il lavoro, la gioia hanno un valore se con essi avviene una nostra realizzazione. Ma se con la morte tutto finisce e noi non possiamo goderne, non possiamo sederci alla mensa per cui ci siamo sacrificati tutta una vita, tutto sembra avere una inconsistenza radicale. Se il dialogo d’amore con le persone finisce per sempre, l’amore non è più il fulcro della vita dell’uomo, ma semplicemente una cosa tra le tante.

Il problema posto dai sadducei non era un interrogativo marginale; Essi hanno chiesto a Gesù il senso di ciò che è per l’uomo essere al mondo. La risposta è categorica: ogni soluzione sarebbe precaria e sarebbe continuamente smentita se Dio non amasse davvero il mondo. Il suo amore sarebbe per noi una illusione se ci venisse a mancare nel momento della nostra salvezza.


L’Oratorio:

“Una storia d’amore e passione”

 E’ possibile ritirare in ufficio parrocchiale il volantino con tutte le attività programmate dall’Oratorio Parrocchiale

 


Riflettiamo sulla Parola di Dio

 

Immaginando di affidare ad un equipe di pubblicitari la diffusione della Parola di questa domenica, quale slogan utilizzerebbero? Quale immagine? Chiedendo fin da ora scusa a chi fa di mestiere questa professione, mi sono divertito ad azzardare delle ipotesi: Riguardo lo slogan della campagna pubblicitaria potrebbe essere: Preoccupati di sopravvivere… invitati a vivere! Il vangelo di oggi infatti ci propone un confronto tra Gesù e una categoria particolare di religiosi del suo tempo, stiamo quindi di fronte, almeno all’apparenza, a due posizioni diverse che devono essere chiarite. Vediamo per prima quella dei Sadducei quelli cioè che per lo slogan sono preoccupati di sopravvivere!
I Sadducei sono presentati dal vangelo come “coloro che negano la risurrezione”, erano infatti un partito religioso-politico che, preoccupati di salvaguardare i loro privilegi sacerdotali, erano molto concilianti con il potere romano e questo aveva loro fruttato la possibilità di occupare cariche importanti a Gerusalemme. Riguardo la loro dottrina, a differenza dei farisei e degli scribi, facevano riferimento esclusivamente sulla Legge scritta: La “Torah”. Ora in questi libri non si parla mai di resurrezione per cui essi rifiutano qualsiasi discorso sull’immortalità, la risurrezione dei giusti alla fine dei tempi, cose che invece cominciavano a farsi strada nella fede giudaica proprio grazie ad altri passi della Sacra Scrittura da loro non riconosciuti . Uno di questi era quello abbiamo ascoltato nella I lettura dove ci viene presentato il martirio di sette fratelli uno dei quali pronuncia in punto di morte “è bello morire a causa degli uomini, per attendere da Dio l’adempimento delle speranze di essere da lui di nuovo risuscitati; ma per te la risurrezione non sarà per la vita". I Sadducei allora possiamo considerarli dei realisti, cioè persone che interpretavano la vita sicuramente alla luce della Legge ma sapendo poi conciliarla (e spesso accomodarla…) con le varie situazioni presenti! Aggrappati a questa logica vedevano in maniera assurda, quanto goffa, l’idea della risurrezione cioè come una continuazione della vita terrena, magari migliorativa, ma sempre dentro le categorie del mondo reale. Per dimostrare questo ecco la presentazione del caso di una donna vedova senza figli, che per la “Torah”, doveva sottoporsi alle “legge del levirato” cioè una legge che assicurava alla donna una discendenza e la sopravvivenza del nome (la donna doveva diventare moglie del cognato e avere figli) ma soprattutto fare in modo che le proprietà rimanesse nell’ambito della famiglia. Ecco la questione fondamentale che il vangelo ci presenta oggi, che non è tanto quello di chiarirci il mistero della risurrezione, Gesù fino a quel momento nel vangelo di Lc non aveva mai parlato di risurrezione. La questione è quella di accogliere la novità radicale che Cristo morto e risorto vuole portare nella nostra vita! Luca scrive il vangelo alla luce della morte e risurrezione di Cristo ma la sua comunità (e anche noi) faticava ad accogliere! Se non entriamo in questa novità noi rischiamo di misurare tutta la nostra vita (e anche la morte) come i Sadducei rimanendo ancorati alle nostre logiche “realistiche”. A trasformare quel desiderio di eternità che abbiamo dentro (Dio ci ha fatto per l’eternità!) in un mediocre istinto di sopravvivenza. A credere che in fondo in fondo la vita si misura solo sul presente, su quello che si vede, e allora il presente ci dice che per sopravvivere dobbiamo aprirci a calcoli vantaggiosi, compromessi mediocri. In questa visione anche il domani, la vita futura, diventa una sopravvivenza di tutto quello che abbiamo posseduto, che ci siamo conquistati, che ci appartiene di diritto e nessuno ce lo può togliere!
In questo modo anche la nostra fede corre il rischio di diventare ridicola quanto l’esempio dei Sadducei perché siamo noi che tentiamo di dare forma e contenuto a quella novità di vita che Gesù invece ci ha aperto, a quel totalmente Altro che spinge la nostra vita ad accogliere la Sua Potenza che può compiere cose che vanno ben oltre le nostre logiche!
Ecco allora la seconda parte dello slogan: invitati a vivere… Gesù non risponde direttamente alla questione sollevata dai Sadducei ma, come spesso fa con i suoi interlocutori, li invita a spostare la loro visione dal muro, di fronte al quale si trovano, per mettersi davanti una porta che li invita ad entrare in una prospettiva completamente nuova.
La porta che propone di aprire ai Sadducei e a noi oggi, è quella nei confronti del Dio di Abramo, Dio di Isacco, Dio di Giacobbe, Dio di Paolo, Dio di… (ognuno metta il proprio nome) cioè un Dio che si lega con il suo Amore fedele alla vita dell’amato! Abramo, Isacco, Giacobbe, uomini che hanno creduto ad un “Dio con loro”, un Dio che entra in comunione profonda con la loro storia! Uomini che hanno sperimentato nella loro vita la possibilità di superare la soglia della morte credendo e fidandosi della Sua promessa. Gesù ci invita ad entrare nella logica del suo amore “perché tutti vivono per amore di lui”. Vivere per amore di Dio e di qualcuno ecco ciò che fa entrare la nostra vita nell’immortalità! Che ci mette fin da ora nel mondo dei figli della risurrezione! Da lì a poco Gesù darà la sua vita per amore dell’uomo perché l’uomo grazie a questo amore possa entrare nella vita per sempre! Gesù ci assicura che chi vive per amore di lui e, come lui, mette la propria vita al servizio degli altri, appartiene già alla nuova creazione, e la nuova creazione non termina con la morte ma è capace di superarla! Che il Signore ci conceda di aprirci questa novità perché ognuno di noi smetta di sopravvivere e cominci a Vivere!

 


AVVISI PARROCCHIALI

Lunedì 8 novembre 2010

  • Liturgia della Parola ore 18.00

Martedì 9 novembre 2010

  • Celebrazione Eucaristica ore 18.00

Mercoledì 10 novembre 2010

  • Celebrazione Eucaristica ore 18.00

  • Incontro gruppo Lettori ore 18.45 centro pastorale.

  • Prove di canto “Coro dei Ragazzi” ore 19.00 in chiesa.

  • Incontro ministranti ore 19.00

  • Incontro animatori Oratorio Parrocchiale ore 20.30.

Giovedì 11 novembre 2010 - San Martino vescovo

  • Celebrazione Eucaristica ore 08.30

  • Adorazione Eucaristica ore 9.00 - 12.00

  • Incontro gruppo Pro Sanctitate ore 9.00

  • Adorazione comunitaria e celebrazione del Vespro ore 19.00

  • Adorazione Eucaristica, animata dall’Apostolato della Preghiera ore 10.00 – 11.00

  • Tempo per le confessione ore 17.00 con la presenza in chiesa di P. Mosè.

  • Adorazione Eucaristica silenziosa ore 17.00 - 19.00.

  • Celebrazione del vespro e benedizione eucaristica ore 19.00

  • Incontro di formazione per gli uomini presso il Centro Anziani ore 19.0

Venerdì 12 novembre 2010 - 1° venerdì del mese

  • Catechesi per i Ragazzi di 1; 2; 5; elementare, 1 media, ore 16.00 centro pastorale.

  • Celebrazione Eucaristica ore 18.00

  • Pulizia della Chiesa gruppo: Gruppo liturgico

  • Incontro del gruppo liturgico ore 20.00 ufficio parrocchiale

Sabato 13 novembre 2010

  • Cammino di catechesi ragazzi della III e IV elementare ore 16.00 - 17.30 in chiesa.

  • Incontro genitori ragazzi 3 e 4 elementare ore 16.30

  • Incontro Centro Anziani “Anni Verdi”, ore 16.30

  • Celebrazione Eucaristica ore 18.00.

Domenica 14 novebre 2010 - Giornata del Ringraziamento

“Custodi di una terra amata e servita”

  • Celebrazione Eucaristiche ore 9.30, 11.00, 19.00

  • Ritrovo in chiesa per le ore 10.30 di tutti i contadini e coloro che lavorano nei campi per ringraziare Dio per i prodotti della terra

Preghiera

Signore Gesù, è facile parlare della risurrezione, specie quando parliamo ad altri piangenti per la morte di chi si ama. Le parole non si pagano, neanche quelle di consolazione. Anche tu, invece di parlare, di fronte alla morte ti sei interrogato e hai chiesto, gridando: Perché? E in silenzio — di fronte al silenzio di Dio e alla morte dell’amico — hai pianto. Quel pianto consacra il pianto dell’uomo,  di ogni uomo e il tuo “perché”  sublima i nostri perché senza immediate risposte. Ma la risposta c’è e la risposta sei tu, morto e risorto. E per questa certezza benedico il Padre e benedico te nell’amore dello Spirito

 

 

 

Questa notizia è stata letta 573 volte

Torna indietro