Stampa questa pagina Togliti i sandali
 
Pubblicata in data 24.10.2010

“Togliti i sandali”

è  il titolo del libretto di riflessione che ci fu dato all'inizio del nostro viaggio alle capitali baltiche e in Russia il 27 Settembre scorso. Il titolo  solleticava la nostra fantasia. Perché toglierci i sandali? Forse per mettere gli stivali, magari quelli imbottiti di pelliccia visto che stavamo andando verso il freddo, freddissimo nord?? No, il titolo non aveva niente a che fare con le calzature e il vestiario da mettere in valigia. Ma tutti noi, previdenti, abbiamo comunque portato con noi  calzature e abiti caldi che per nostra immensa fortuna non sono serviti,  novelli “Totò e Peppino a Milano” abbiamo allegramente sopportato il caldo sole autunnale che ha reso il paesaggio egli splendidi monumenti  più scintillanti  e attraenti.

Quante bellissime cose abbiamo visto: Vilnius, elegante, aristocratica, rilassante. Uno del gruppo ha detto: “Se potessi rinascere vorrei essere un lituano di Vilnius, perché qui  la vita è a misura d'uomo.” Il traffico, molto  ordinato,  la gente, amichevole e sorridente, i parchi, tanti e ben tenuti,  tutto dava un senso di pace e di serenità.

In Lituania abbiamo fatto una visita tra le più emozionanti del viaggio: La Collina delle Croci: Il simbolo della sofferenza del popolo lituano, della loro fede e della loro speranza invincibile. Qui già dall'XI secolo si seppellivano i caduti per la libertà e il popolo considerava sacro questo luogo , meta di pellegrinaggi e di preghiere. Le Croci piantate sul suolo furono rimosse durante l'occupazione sovietica, ma puntualmente vennero sostituite da altre Croci. Più volte furono portate via,  e ogni volta  ne venivano piantate di più. Anche Giovanni Paolo II venne a piantare una croce, simbolo di sofferenza ma anche di vittoria.

La capitale lettone, Riga, è una città briosa, elegante, architettonicamente superba.  La popolazione è in maggioranza luterana, ma le chiese cattoliche, riaperte dopo il periodo comunista, sono molto  frequentate.

Quello che ci ha maggiormente colpito durante questo viaggio è stata proprio l'avvenuto restauro delle chiese bombardate durante la guerra o adibite a uffici, depositi e negozi durante il periodo sovietico.

Il discorso vale per la capitali baltiche, ma soprattutto per la Russia. Tutti i luoghi sacri delle varie confessioni, cristiane, ebraiche o musulmane, sono stati ristrutturati e  riaperti ai fedeli.

In Russia abbiamo potuto meglio approfondire questo aspetto del nostro viaggio e abbiamo capito il vero significato del “Togliti i sandali............. - la frase va completata-...........perché il luogo sul quale tu stai  è una terra santa” (es e,1-6)

Eravamo in terra santa in Lituania, Lettonia, Estonia, a San Pietroburgo e a Mosca, perché queste terre sono state santificate dalla fede incrollabile degli abitanti,  che non è mai venuta meno, anche quando il regime aveva vietato ogni forma di culto. È stata santificata dal sacrificio e dall'abnegazione di sacerdoti, suore (per parlare della nostra fede) e fedeli laici che hanno svolto e continuano a svolgere la loro opera di assistenza e sostegno ai tantissimi poveri, ai giovani, ai deboli e malati.

L'incontro con l'arcivescovo italiano  di Mosca  e la testimonianza di un sacerdote italiano, padre Ubaldo,ci  ha illuminati sulla situazione religiosa del paese, e ci ha confortato apprendere che il brutto  è definitivamente passato; si guarda ora al futuro con più serenità e fiducia, contando soprattutto sull'apertura verso la Chiesa Ortodossa, che conta la maggioranza dei fedeli.

L'esperienza della visita alle Cattedrali ortodosse è stata rilevante. Abbiamo scorto sul volto dei fedeli un rispetto e un raccoglimento che nelle nostre chiese non si ritrovano ormai più. Le donne si coprono il capo  e anche la nostra guida si è coperta quando entravamo in un luogo sacro.

Questo viaggio é servito  ad avvicinarci a questi nostri fratelli, a conoscerli meglio e ad apprezzare  in  loro  quel senso religioso, quegli atteggiamenti, quel comportamento che vengono da una ricchezza interiore a cui anche noi dovremmo aspirare.

Un grazie di cuore al nostro Arcivescovo e a don Beniamino D’Arco che con tanto impegno, ancora una volta ci ha offerto la possibilità di vivere un’esperienza indimenticabile.

Lina Camera

 

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