Stampa questa pagina XXV Domenica del Tempo Ordinario
 
Pubblicata in data 19.9.2010

Comunità in Cammino …

foglio di informazione settimanale Parrocchia Santa Lucia V. e M.

Cava de’ Tirreni (SA) - Diocesi di Amalfi - Cava de’ Tirreni

 

Anno Pastorale 2010 - 2011

 

DOMENICA 19 Settembre 2010 XXV T.O.

 

Anno C - I settimana del Salterio

 

«Non potete servire Dio e la ricchezza»

 


Breve lettera del Parroco

 

Occorre decidersi per il Regno di Dio, perché la fede ci impedisce di tenere il piede in due scarpe. Possiamo chiedere a Dio che abbia pietà della nostra condizione umana, dei nostri limiti, ma siamo anche chiamati a scegliere in quale campo vogliamo giocare la vita. Dobbiamo chiedergli che ci salvi dalla cupidigia delle ricchezze, poiché la forma di schiavitù a cui esse ci possono portare ci allontana dalla giustizia del Regno di Dio.
Il mondo viene comunemente diviso tra ricchi e poveri. La contestazione, la lotta di classe sembra basata sul principio che non c’è possibilità di accordo se non con l’eliminazione di una delle due parti. L’annuncio del regno di Dio, del suo amore che salva, viene fatto in un mondo diviso tra ricchi e poveri. E’ un annuncio che sconvolgendo l’intimo dell’uomo, sconvolge anche un certo tipo di ordine sociale.

C’è una falsa religione che i profeti non hanno mai cessato di denunciare: la religione di chi crede di avere la coscienza a posto con poca fatica, col compimento di riti e pratiche esteriori di culto. Spesso questa è una apparenza di religiosità che serve da copertura allo sfruttamento dei poveri. Nella Prima Lettura di oggi compaiono ricchi commercianti che fanno il riposo del sabato, in cui era proibito il commercio, pensando come imbrogliare i poveri e come frodare sulla merce o sui prezzi. Per il ricco accogliere l’annuncio del Regno è trasformare i beni da oggetto di preda in mezzo di amicizia e di comunione. Già abbiamo ascoltato qualche Domenica fa’ l’invito di Gesù a vendere tutto e darlo ai poveri. Qui ci viene detto: «Procuratevi amici con la disonesta ricchezza».

L’amicizia che il ricco deve costruire non è frutto del suo buon cuore, ma esigenza e dovere che gli deriva da ciò che possiede. Ciò che egli dona non deve avere l’aspetto di un’elemosina. Il povero nella Comunità cristiana ha dei diritti che vanno soddisfatti. Il ricco deve sentirsi più un attento amministratore dei beni che un proprietario. «Non sei forse un ladro, afferma san Basilio, tu che delle ricchezze di cui hai ricevuto la gestione, ne fai cosa tua propria?... All’affamato appartiene il pane che tu conservi, all’uomo nudo il mantello che tieni nel baule, a chi va scalzo le scarpe che marciscono a casa tua, al bisognoso il denaro che tu tieni nascosto. Così tu commetti tante ingiustizie quanta è la gente cui potevi donare». Continua sant’Ambrogio: «E’ giusto perciò che, se rivendichi qualche cosa come privata di ciò che è stato dato in comune (la terra) al genere umano e persino a tutti gli animali, almeno tu ne distribuisca qualcosa ai poveri: sono partecipi del tuo diritto, non negare loro gli alimenti». Ciò che i Padri predicano riferendosi a casi della propria Chiesa ora investe popoli, nazioni, milioni di persone. Nazioni o gruppi multinazionali esercitano il controllo sulla ricchezza con una libertà indiscussa, continuano a fare della ricchezza la fonte della divisione e ad approfittare di queste divisioni per il loro dominio economico. I capitali si spostano da un paese all’altro dove migliore può essere l’incentivo al guadagno. Milioni di lavoratori rurali non hanno né diritto né possibilità di accedere a terre che pure sono loro, mentre grandi proprietari tengono incolte le loro terre in vista di un migliore sfruttamento o di una più grande sorgente di guadagno.

Tutti e due gli appelli possono essere capiti e accolti solo dall’uomo nuovo rinato da Dio, che riscopre il vero valore delle cose. Senza la conversione del cuore, le ricchezze nelle mani dell’uomo diventano ricchezze d’iniquità, sia nell’atto del possesso che nell’atto del dare. La donazione fatta per tacitare la coscienza e non per amicizia, non è vera donazione. Ogni decisione che non termini all’amore è sbagliata alla radice. Il farsi amici significa cercare nell’uso dei beni una realizzazione orizzontale, tra fratelli, e non verticale, dall’alto in basso. «Il denaro, simbolo delle cose, è strumento di divisione e di lotta; deve diventare strumento di comunione tra le persone, di amicizia, di uguaglianza, anziché veicolo di guerra e di discriminazione. Questo esige una comunità nella produzione, nella distribuzione, nel consumo. Ora la povertà di quelli che hanno dei beni e che non possono e non debbono spogliarsene, consiste nell’usarne per creare amicizia e comunicare tra gli uomini. Questo “fatevi amici” deve essere ripensato nel tempo e rinnovato continuamente nel contenuto» (A. Paoli)


Riflessione sulla Parola di Dio

Domenica scorsa abbiamo avuto il dono di ascoltare un Vangelo che era un balsamo di guarigione delle ferite del cuore: tu non sei un nessuno, tu non sei dimenticato, tu non sei sbagliato anche se puoi sbagliare! Tu sei solo figlio ed io, in quanto Padre che ti ama, non posso non cercare e non accogliere il figlio che è in te!

Il Vangelo di oggi invece ci presenta un esempio quasi imbarazzante: un amministratore disonesto. Lo stesso Agostino faceva fatica a capire come mai il Signore Gesù lo avesse presentato come un esempio. Nei nostri giorni pure, questa pagina è stata presentata come “la più raccapricciante delle parabole” (M. Ludendorf). Eppure, il personaggio del Vangelo non è così difficile da identificare né nel passato né tantomeno nei nostri giorni: parla di me, insomma di noi. Non ci vuole molto a capire e vedere come l’uomo è colui che dall’unico Signore ha ricevuto tutto e lo usa un po’ a proprio piacimento, dimenticando o rifiutando che in fondo lui non è altro che un amministratore. Come dice il profeta Osea nella prima lettura, dall’uomo è stato creato un sistema fondato su abusi e ingiustizie così grandi, che arriva a "comprare con denaro gli indigenti e i poveri per un paio di sandali..."

La nostra cultura occidentale ha creato il sistema fondato su poteri economici, ed ha finito per convincersi di non dovere nulla né a Dio, né a nessun altro al di fuori di se stessa. Ed è una cultura del genere che ha generato una quantità immensa di ricchezze che il Signore nel Vangelo di oggi definisce tranquillamente disoneste. Le ricchezze mondane sono spesso così smodate, esibite, scandalose da sembrare il risultato di una rapina: come definire in altro modo l'abusiva e a volte violenta occupazione di un ruolo che compete solo a Dio e l'ingiustizia che essa produce fra gli uomini?

La nostra consolazione, se così possiamo dire, sta nel fatto che, con un atteggiamento quasi bonario, il Signore dell’universo con la parabola dell'amministratore, prende in giro la presunzione di chi si illude di poter mettere ordine nei conti sempre in rosso della storia, e gli ricorda di mettere un freno al delirio di onnipotenza dove prevale un fruire delle ricchezze solo a proprio uso e consumo, senza guardare in faccia nessuno.

Mi vorrei limitare a sottolineare due aspetti, a partire da questa Parola.

Il primo rilievo è il fatto che il nostro essere discepoli di un Dio Incarnato ci mette continuamente davanti la realtà affascinante del Cristo: egli ha predicato, invitato e iniziato un processo di cambiamento dell’uomo e della storia umana. La fede cristiana non può rinunciare al suo compito di cambiamento della stessa storia. In un epoca dove si tende a lasciare maggiore spazio al gossip di turno, alle logiche piccole e opportuniste piuttosto che alle grandi questioni della storia, si rischia di essere alienati dal compito irrinunciabile di incidere profondamente nella storia, a partire dalle modalità di gestione delle stesse risorse. Una vita di fede che si limitasse a vivere esperienze interiori senza rilievi immediati anche sociali, si allontanerebbe da una certa dinamica di crescita e costruzione del Regno in mezzo agli uomini.

I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce. Sembra che il Signore ci dica: Se metteste la stessa passione nelle cose del Regno che mettete nelle cose del ‘mondo’! La fantasia del mondo economico, a volte privo di ogni etica e scrupolo, è molto più dinamica e produttiva della fantasia d’amore delle nostre comunità cristiane, dove spesso si istaurano sensi di scoraggiamento e rassegnazione di fronte alle sfide di oggi. Eppure noi siamo i vincitori del mondo, sulle orme del Maestro. La ricchezza, il potere, non sono questioni di portafoglio ma di cuore, non di quantità, ma di atteggiamento. Nessuno di noi risulta fra i "grandi" del mondo, e questo potrebbe metterci al riparo e quasi deresponsabilizzarci. Anche con poco possiamo avere un atteggiamento di attaccamento ai beni che ci distoglie dall'obiettivo della nostra vita che è la pienezza del Regno. E poi, non possiamo più nasconderci dall’esigenza impellente che, in quanto comunità di risorti, insieme dobbiamo iniziare un discernimento sui nuovi strumenti, sulle nuove strade da percorrere. Lasciando libera fantasia alla creatività dell’amore.

Il secondo aspetto che ne segue subito è: per cambiare le cose, bisogna conoscerle. Il primo passo per ogni condivisione e creatività dell’amore è la conoscenza approfondita del mondo, delle situazioni e dei sistemi che ci sfuggono. La conoscenza e l’informazione è un mettersi in cammino di condivisione e di ascolto della realtà, per poi operare da discepoli del Regno! Paolo stesso ci esorta oggi a innalzare preghiere e suppliche per i governanti del mondo, per poter avere una vita tranquilla e dignitosa, dedicata a Dio. Ma non è un modo di invitarci a chiuderci nella sola sfera del sacro che nulla a che fare con il concreto quotidiano, bensì una consapevolezza della stessa realtà. È bello ed entusiasmante essere credenti che non si accontentano con un po’ di moralismo e di devozione, senza avere e gridare l’ebbrezza della conversione del mondo.

Che il Signore ci faccia arrivare dritto al cuore l’invito finale: "Procuratevi amici con l'iniqua ricchezza", dove iniquo significa ingannevole, che promette una sicurezza che solo Lui può donarci. Ed essere sempre pronti a mettere l’iniquo, l’ingannevole e l’insicuro, al servizio di ciò che unicamente è sicurezza e garanzia di salvezza piena: la condivisione con i poveri!

 


AVVISI

Lunedì 20 settembre 2010

  • Incontro del gruppo lettori ore 18.00 presso il Centro Pastorale.

  • Liturgia della Parola ore 19.00

  • Incontro genitori scuola materna parrocchiale ore 19.00 centro pastorale.

  • Incontro programmazione con i gruppi teatro ore 20.00 sala teatro

Martedì 21 settembre 2010

  • Celebrazione Eucaristica ore 19.00

  • Incontro animatori Oratorio Parrocchiale ore 20.00.

Mercoledì 22 settembre 2010

  • Incontro Caritas Parrocchiale ore 16.00 Centro Pastorale.

  • Iscrizioni al catechismo presso il centro pastorale ore 15.30 - 18.30.

  • Pulizie al Centro Pastorale ore 15.30.

  • Celebrazione Eucaristica ore 19.00.

  • Incontro Comitato Festa in Onore di Santa Lucia ore 20.30 centro pastorale.

Giovedì 23 settembre 2010

  • Iscrizioni al catechismo presso il centro pastorale ore 15.30 - 18.30.

  • Celebrazione ad Amalfi in occasione del 10 anniversario dell’ingresso dell’Arcivescovo in diocesi ore 18.30.

Venerdì 24 settembre 2010

  • Pulizia della Chiesa gruppo: Oratorio parrocchiale.

  • Iscrizioni al catechismo presso il centro pastorale ore 15.30 - 18.30.

  • Celebrazione Eucaristica ore 19.00

Sabato 25 settembre 2010

  • Iscrizioni al catechismo presso il centro pastorale ore 15.30 - 18.30.

  • Incontro soci del Centro Anziani “Anni Verdi”, ore 16.30

  • Incontro ministranti ore 17.00

  • Celebrazione Eucaristica ore 19.00.

Domenica 26 settembre 2010

  • Celebrazione delle Lodi mattutine ore 9.00.

  • Celebrazioni Eucaristiche 9.30, 11.00, 19.00

  • Alla celebrazione Eucaristica delle ore 9.30 sono invitati tutti i bambini e ragazzi insieme ai loro genitori per l’inizio delle attività catechistiche

 

 

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