Stampa questa pagina XXII Domenica del Tempo Ordinario
 
Pubblicata in data 10.9.2010

Comunità in Cammino …

foglio di informazione settimanale Parrocchia Santa Lucia V. e M.

Cava de’ Tirreni (SA) - Diocesi di Amalfi - Cava de’ Tirreni

 

Anno Pastorale 2010 - 2011

 

DOMENICA 05 Settembre 2010 XXIII T.O.

Anno C - III settimana del Salterio

 

«Chiunque non rinuncia a tutti i suoi averi,
non può essere mio discepolo»
 


Breve lettera del Parroco

 

Se la Chiesa ci invita a pregare affinché Dio ci doni la sapienza del suo Spirito per essere veri discepoli di Gesù, è perché ha coscienza che l’atto di fede in Gesù non è cosa istintiva e spontanea, ma è una scelta in risposta ad una chiamata che ha esigenze radicali e comporta il “portare la propria croce”. La fedeltà al Vangelo può apparire “follia” agli occhi degli uomini, non ha nulla della sapienza umana: essa, però, può dare alla vita terrena quel sapore che è proprio dello Spirito di Dio.

«L’atto di fede in Gesù si realizza e diventa concreto afferrando la realtà dell’uomo in tutte le sue dimensioni, da quella corporea a quella sociale e storica. L’adesione alla sua persona, che si vive nella nuova comunità, ha esigenze radicali e comporta rotture e il sacrificio di realtà e valori tali che la rinuncia ad essi o è un atto di disperazione o rassegnazione nei confronti del senso della esistenza, oppure il dischiudere l’ordine terreno alla realtà di Dio che viene dall’alto come grazia. La rinuncia al mondo è un gesto reso possibile solamente dalla grazia della fede nel fatto che Dio in Gesù dona sé stesso per grazia al mondo e che questa grazia non può venir strappata né attraverso l’uso e l’impegno nel mondo né attraverso la fuga presi come tali e da soli. In più il mondo come valore positivo lo può lasciare nell’atto di fede solo colui che ha con esso un rapporto positivo» (K. Rahner).

Se nel Vangelo, come nel brano odierno, Gesù moltiplica gli appelli alla rinuncia, se invita a portare la propria croce e a seguirlo, non è per far evadere l’uomo dal mondo, ma piuttosto per promuovere l’assunzione e la fedeltà alla condizione umana fino in fondo. Mentre l’uomo peccatore tenta di realizzare la felicità cercando di evitare tutto ciò che fa soffrire e tenta di mettere tra parentesi la morte, puntando unicamente su ciò che può offrire la vita presente, il cristiano è invitato dalla fede a guardare in faccia questa vita col massimo realismo. Attraverso la sofferenza ed anche la morte egli dà il suo apporto insostituibile alla riuscita della avventura umana. Se gli capita di conoscere la tristezza mentre il mondo gioisce, in realtà la sua tristezza è fecondità di vita. Egli sa che la morte è la via alla vita. Ma un tale progetto riesce soltanto nel seguire Gesù sotto l’impulso del suo Spirito.

Penetrato di amore di Dio, l’uomo viene rimandato ai compiti di quaggiù che egli compie in modo non superficiale e facendo leva sulle proprie risorse umane. Le due brevi parabole di Luca sono un severo avvertimento contro qualsiasi impegno superficiale. Prima di intraprendere una costruzione o una guerra bisogna sedersi a tavolino per fare i calcoli. La fede è qualcosa di radicale e bisogna chiedersi se si è pronti a tutto. E’ la scelta di un uomo maturo che valuta fino in fondo quanto il messaggio cristiano gli propone. Non è fede di convenienza, né desiderio di appartenenza sociologica. «Quando la fede penetra tutti i nostri atti, lo Spirito Santo ci rende sempre più conformi all’immagine del Figlio di Dio, Gesù, in modo da vedere la storia come lui, giudicare come lui, scegliere e amare come lui, sperare come insegna lui, vivere in lui la comunione con il Padre e lo Spirito. Così la fede si fa criterio di giudizio e di azione: cioè capacità di discernere le cose e le situazioni con l’occhio di Dio, e di agire di conseguenza secondo la sua volontà» (CdA, pag. 340).

Una scelta “matura” di fede esige in particolare autonomia e dedizione, valori tra loro inscindibili. L’autonomia per cui si è sé stessi include l’accettazione di se stesso, l’accettazione degli altri, ai quali si appartiene nella convivenza, l’accettazione dell’altro nell’amore e nel Matrimonio, l’accettazione del senso dell’esistenza. L’autonomia, inoltre, implica un progetto di realizzazione di sé che tenga conto di questo contesto ambientale ed una presa di posizione personale che diventa apertura alla dedizione. Dedizione dice capacità di stringere legami con le persone o le cose in modo disinteressato, nel rispetto sia del valore delle persone e delle cose, che della propria dignità. L’educazione alla fede dovrà tenere conto di queste indicazioni. Se non si forma una personalità autonoma nelle relazioni con sé stesso, col prossimo e con Dio attraverso la “esperienza”, si rischia di compromettere tale crescita.

 

Educazione alla fede è educazione integrale; parte dal rifiuto del puro apprendimento mnemonico, della cultura libresca, e giunge ad inserire il giovane all’interno della Comunità, come luogo di esperienza nell’incontro con Dio. Ma, poiché la fede è primariamente dedizione personale, è risposta ad un amore che si manifesta a noi, l’educazione alla dedizione anche umana diventa importante perché abilita a dedicarci a Dio. La famiglia è il luogo ideale per una educazione alla fede. L’amore tra papà e mamma, il donare tutte le proprie energie ai figli aiuta a comprendere l’amore di Dio per noi e a rispondergli concretamente.

Quando si decide di dare corpo ad un progetto o di portare a compimento una missione è opportuno, anzi fondamentale, fare i conti con le proprie capacità.

Soprattutto occorre l’umiltà e il coraggio di analizzare, esaminare, calcolare quanto si è disposti a rimettere in gioco tutto quello che fino a quel momento è stato il proprio stile di vita.

Occorre cioè un ripensamento sui valori di fondo che fino a quel momento hanno ispirato pensieri, sentimenti ed azioni fino ad arrivare ad un loro riposizionamento.

Occorre cioè saper fare discernimento tra “perdite” e “guadagni” e mettere nel conto senza tante storie la propria capacità di sacrificio… senza guardare in faccia a nessuno, senza lamentazioni e senza timore del giudizio altrui.

Un certo qual “rivoluzionamento” della propria vita va cioè sempre messo in conto sia che si tratti di piccoli progetti (per esempio una gita turistica o cose del genere…) sia che si tratti di progetti più grandi.

Nel caso di progetti grandi o di missioni dal sapore esistenziale c’è da guardarsi in faccia seriamente e chiedersi quale sia la “motivazione” profonda a muovere la propria volontà e quale sia il “fine” che si intende raggiungere. E questo è importantissimo per scongiurare il pericolo dello scoraggiamento o dell’abbandono del primo intendimento… a causa delle inevitabili difficoltà che si incontreranno per strada. E’ quindi importantissimo chiedersi quotidianamente “chi me l’ha fatto fare”… prima che siano altri a domandarcelo… magari con sapiente ironia.

Il vangelo di Luca di questa domenica fa luce chiarissima proprio su questa dinamica della “scelta progettuale” di voler essere “seguaci” di Gesù.

Ed è curioso notare come tale chiarimento avvenga “per strada” e sia provocato da un evento banalissimo, quello della gente che andava appresso a Gesù… magari con le più diverse “motivazioni” e forse anche senza troppo interrogarsi sulle “finalità” medesime del loro andargli appresso.

Sta di fatto che Gesù (“siccome molta gente andava con lui, si voltò e disse”…) anziché venire lusingato per tale successo di popolarità e montarsi la testa promettendo mari e monti (atteggiamento diffusissimo, in molti ambiti, tra le persone che godono di un certo seguito…) pone delle severissime condizioni a coloro che vorranno scegliere di andargli appresso.

E lo fa con il suo stile “paradossale” rischiando, come sempre, quando è in gioco la causa del Suo Regno, incomprensione e rifiuto.

Andare appresso a Gesù non è come andare in gita turistica o come fare un pellegrinaggio (dove c’è sempre qualche sacrificio da sopportare… ma poi si torna a casa...). Andare appresso a Gesù comporta un ribaltamento radicale della propria prospettiva di vita, comporta un prezzo da pagare di persona, comporta di avere sempre come parametro per i propri pensieri, le proprie emozioni e le proprie azioni la grande causa del Regno di Dio. Andare appresso a Gesù è una scelta di non ritorno… un percorso in salita (ascesi…) che più o meno lentamente conduce al punto più alto dove è situata una Croce… e non un divano.

Solamente questo “riferimento” costante (dopo aver ben “calcolato” ed “esaminato” le proprie capacità… con la grazia dello Spirito) può evitare ai suoi “discepoli” tentennamenti, ritirate, recriminazioni e lamentazioni croniche della serie “se l’avessi saputo prima”, “non immaginavo che fosse così difficile”.

Solamente tale riferimento costante alla grande realtà del Suo Regno (“motivazione” e “finalità” a questo punto coincidono…) consente ai discepoli la tenuta nel tempo della scelta vocazionale operata. Solamente tale parametro di riferimento ha consentito a Papa Giovanni XXIII di uscirsene con una espressione spirituale di grande valore ristorativo nei momenti di fiacca o di scoramento che ogni anima inevitabilmente patisce: “Dio sa che esisto e questo mi basta”.

“Così chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo” conclude perentoriamente Gesù. Fa riflettere l’espressione “tutti” (radicalismo evangelico) perché essa non si riferisce soltanto alla “materialità” dei propri “averi” (familiari, parenti, soldi) ma anche alla propria “ideologia di vita”.

Essere discepolo di Gesù comporta fondamentalmente “cercare prima di tutto il Regno di Dio”… rinunciando ad “avere” una propria idea del Regno di Dio… anche per convalidare questa sagace considerazione: “Dio delude sempre… chi se lo immagina a modo suo”.


AVVISI

Lunedì 6 settembre 2010

  • ore 19.00 Celebrazione Eucaristica.

Martedì 7 settembre 2010

  • ore 19.00 Celebrazione Eucaristica.

Mercoledì 8 settembre 2010 - Festa Maria SS. dell'Olmo

  • ore 19.00 Celebrazione Eucaristica a Cava.

Giovedì 9 settembre 2010

  • ore 8.30 Celebrazione eucaristica.

  • ore 18.30 Incontro responsabili di zona e responsabili dei gruppi parrocchiali presso il Convento dei P. Cappuccini di Cava. Partenza dal cortile della Parrocchia.

Venerdì 10 settembre 2010

  • ore 16.30 Celebrazione eucaristica e matrimonio di Ferrara Antonio e Baldi Pasqualina

Sabato 11 settembre 2010

  • ore 16.30 Ripresa incontro soci del Centro Anziani “Anni Verdi”

  • ore 19.00 Celebrazione Eucaristica.

Domenica 12 settembre 2010

  • Celebrazioni Eucaristiche 9.30, 11.00, 19.00

  • Matrimonio di Polverino Luca e Berti Maura ore 16.00

Preghiera
Seguire te, Gesù,
non è un’impresa da poco,
una decisione da prendere a cuor leggero,
sotto la spinta di un entusiasmo fuggevole.
Tu mi chiedi di valutare bene
la scelta che mi accingo a compiere.
E, quindi, mi metti davanti
le condizioni a cui sottomettermi
per essere in grado di venirti dietro
senza rimpianti e recriminazioni.
Un po’ d’amore, dunque, non ti basta:
tu mi domandi di essere amato
più di qualsiasi altra persona,
più di coloro a cui sono legato
dai vincoli del sangue
o da una scelta che impegna tutta la vita.
Prima o poi, infatti,
accadrà che mi toccherà scegliere,
e quindi devo essere
fin d’ora preparato
a rimanerti fedele a qualsiasi costo.
Tu esigi che io venga a te
libero da tutto ciò che costituisce
un peso, una catena, una zavorra
che rallenta il passo.
Tu mi domandi di essere
del tutto disarmato
per poter fidarmi totalmente di te
ed in te riporre ogni mia speranza.
Solo così sarò disponibile
a percorrere la tua strada
e a portare la mia croce.

 

 
 

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