Stampa questa pagina XII Domenica del Tempo Ordinario
 
Pubblicata in data 24.6.2010

Arcidiocesi Amalfi - Cava de' Tirreni

Parrocchia Santa Lucia V. e M.

P.za Felice Baldi, 18 Santa Lucia di Cava de’ Tirreni 84010 (Sa) Tel. Fax. 089/461416

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Gruppo Liturgico

 

XII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO C

«Se qualcuno vuole venire dietro a me…»

 

Domenica 20 giugno 2010

 

Breve lettera del Parroco

 

Luglio e agosto sono, per antonomasia, mesi di vacanza. Una volta la gente abbiente partiva per la “villeggiatura”. Poi sempre più singoli e famiglie hanno conosciuto la serenità di un periodo di distensione e di ferie. Ci si accontentava di poco in quegli anni del boom economico; della 600, del mare di Rimini o delle Riviere liguri. Poi è stato il tempo delle vacanze nei mari esotici, lontani; e più lontano andavi più la lontananza diventava uno status simbol! Ora i tempi si fanno difficili. Strappare una settimana al già magro bilancio familiare, diventa impresa ardua per la famiglia media del nostro paese. Eppure quando il caldo si fa soffocante penso con tenerezza a chi deve restare a casa. Penso ai bambini, agli anziani; a chi ha lavorato sodo per 11 mesi...Ma penso anche al come chi può permetterselo e chi no trascorrerà a casa o lontano da essa qualche giorno di vacanza, di villeggiatura, di ferie o che dir si voglia! … L’ha ricordato anche: “Non dimentico quanti non possono beneficiare di un tempo di riposo e di vacanza: penso ai malati negli ospedali e nelle case di cura, ai carcerati, agli anziani, alle persone sole e a coloro che trascorrono l’estate nel caldo delle città. A ciascuno assicuro la mia affettuosa vicinanza e un ricordo nella preghiera”.

C’è un pericolo, probabilmente l’idea della vacanza, trascina con se anche la vacanza dalla fede. Ma il Signore non va in ferie! La vita di fede non consoce villeggiatura.

Anzi; sono uno dei sostenitori che proprio durante la villeggiatura o la vacanza dovrebbe essere più facile dedicarsi allo spirito e allo spirituale.

C’è più tempo: meno fretta; meno urgenze. Mi illudo quindi, che i miei fratelli e sorelle possano prendere in mano il Vangelo, o il Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica per confrontare la propria fede con la fede della Chiesa, in un mondo e in una cultura del relativismo che induce sempre più uomini e donne a una ”religione fai da te”! Mi illudo che durante le ferie si possa in modo migliore alimentare lo spirito, a cui spesso - e spesso senza colpa – è complesso dedicare attenzione nel corso di un anno lavorativo. Credo che le vacanze possano essere un’occasione per rinnovarsi e fare nuove esperienze spirituali, accorgendosi dei poveri che, anche nei luoghi di turismo, ci ricordano il volto di Cristo. Essere cristiani in vacanza è una prova di maturità. Richiede talora di andare controcorrente perché, forse, gli amici con cui condividiamo svago e riposo, non la pensano come noi.

Dio continua ad amarmi, non trascura un attimo della mia vita; non mi perde di vista un momento; non si concede mai un riposo, né tanto meno una vacanza per starmi sempre affianco. Non essere in ferie almeno con il cuore! Pensa a quante volte Lui ha pensato a te, ed anche per pensare a te, non è andato in ferie.

Davvero: nel periodo delle vacanze, “non si può fare a meno di essere cristiano”.

Il Vangelo è sempre Vangelo, ovunque ci si trovi: a scuola, al lavoro, su una spiaggia o a Parigi. Chi sceglie Cristo lo sceglie 365 giorni l’anno - La fede non va in ferie!

Continuare ad essere cristiani in vacanza è una prova di maturità perché ci chiede di testimoniare con coerenza ciò che crediamo e cerchiamo di vivere. E la coerenza è un valore che non passa inosservato.


Ritira in Sacrestia il foglio con tutte le attività estive promosse dall’Oratorio Parrocchiale. Buone vacanze


Spunti per la Riflessione di Dio

Il tema del dolore e della sofferenza, anche se in minima parte ha bussato alla porta della mia vita, costringendomi a vivere con il braccio ingessato, a causa di una caduta accidentale. Ho notato due cose, per me, fondamentali e su cui ancora sto meditando.
La prima “la classificazione”(se può esistere una classificazione) dei propri dolori è terribilmente soggettiva.
Tolti gli “eventi clamorosi” (lutti, malattie) che sono oggettivamente gravi, ognuno di noi ha una scala personale di valutazione di ciò che gli accade per cui un evento che può provocare una sofferenza all’uno, può essere motivo di un sorriso condiscendente per un altro a cui lo racconta e che risponde nel sentire il racconto “ma che vuoi che sia?”, minimizzando (forse, anche, giustamente), quanto uno prova a condividere.
A volte non sono dolorosi solo i dolori, ma anche le difficoltà.
Il sentirsi rifiutati da una persona, il sentirsi rigettati da un’istituzione, la fiducia concessa e tradita, le idealità finite possono fare male, anche se non sono lutti nel senso tradizionale della parola, sono eventi di vita ma possono ferire… Sono difficoltà appunto di cui la percezione è terribilmente appartenente alla persona che le vive.
Non sono gravi ma possono provocare un senso di solitudine che rasenta la disperazione. Anche la seconda cosa che ho notato e su cui mi sono soffermata va nella stessa direzione. Il dolore è sempre e comunque un’esperienza personale, che si può vivere con altri, ma che rimane comunque un’esperienza in realtà individuale.
Quando si prova, se ne può parlare… ma non si riesce a condividere veramente neanche con le persone più vicine che possono al massimo ascoltare, sdrammatizzare (serve anche quello!) ma non provare quello che provi tu, in quanto ognuno di noi è unico e nella sua unicità terribilmente solo e nessuno può provare quello che prova dentro di se.
Dopo questa lunga premessa di pensiero molto personale, voglio ripensare con voi le parole che ci propone il Vangelo di questa domenica.
Il brano della sequela lo troviamo sia nel Vangelo di Marco (8, 27-30) sia nel Vangelo di Matteo (16-13-20) sia in quello di Luca nei versetti proclamati oggi.
Nella versione di Luca il brano si compone sostanzialmente di due parti .
La prima parte è quella in cui Gesù chiede conto ai discepoli di come viene percepita la sua identità sia tra la folla, che da loro stessi. La seconda parte in cui offre la sequela e ne detta le condizioni. Vediamo brevemente di considerare questi due temi e poi di capire come possono essere riconnessi alle mie considerazioni iniziali sulla sofferenza umana.
La domanda rivolta alla folla è chiaramente una domanda introduttiva. Gesù ci dice il Vangelo” dopo avere pregato”, quindi in piena comunione col Padre, e come nel Vangelo lucano fa prima di ogni azione veramente importante, interroga i suoi discepoli, chiedendo loro : «Le folle, chi dicono che io sia?». E’ chiaro che la domanda è chiaramente retorica (ha forse Gesù bisogno di sapere il pensiero delle folle mediante i discepoli?), ma serve per introdurre il discorso successivo e portare Pietro alla professione di fede. I discepoli riferiscono delle varie identità che vengono attribuite a Gesù; è da notare che “le folle” capiscono che Gesù potrebbe essere una persona mandata da Dio ovvero sia “Giovanni il Battista; altri dicono Elìa; altri uno degli antichi profeti che è risorto”. Qualcuno di importante, ma non il Messia.
In realtà non si sa chi è, che ruolo e che funzione Gesù abbia. Israele non riconosce in Lui il Messia atteso.
La domanda si fa diretta: Gesù interroga i discepoli nel loro complesso ma la risposta richiesta è individuale (Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose: «Il Cristo di Dio».)
Quindi il Vangelo di oggi ci interroga e ci rimette in discussione, con la domanda «Ma voi, chi dite che io sia?» che troppo chiaramente si trasforma in “Chi sono io per te ?”. Ognuno è chiamato a dare una risposta in prima persona “Chi è Gesù per me?”
Dalla Sua presenza in questa terra sono passati secoli e secoli, i tempi sono cambiati, noi non apparteniamo alla Chiesa dei primi tempi, ma ad una Chiesa che ha vissuto, con l’aiuto dello Spirito Santo, anche una storia terrena, che ha riflettuto e meditato nei secoli su tale domanda. Ma la bellezza è che la domanda di fondo è sempre la stessa, che attraversa ogni tempo, ogni storia, per giungere a noi individualmente e proiettarci in una conseguente vita comunitaria, frutto dell’amore di Dio per noi, di noi per Dio, di Dio per i nostri fratelli, di noi stessi per i fratelli in Cristo .
Gesù chiede sempre ad ognuno di noi di riconoscere la sua identità. E la cosa bellissima è che ce lo chiede ogni momento della nostra vita.
E la cosa stupenda è che ci lascia la libertà in ogni momento di riconoscerlo, o meno, come il Messia. Come in ogni amore c’è il momento dello scegliersi ed il momento in cui ci si risceglie. Il suo è un atto di amore infinito nei nostri confronti .
Gesù, rivelazione del Padre, ci propone di starci accanto nel nostro procedere a condizione che lo riconosciamo come il Redentore, a condizione che accettiamo il Suo amore e a nostra volta lo amiamo. Se noi accettiamo di essere salvati, Lui ci salva. Nelle righe successive del Vangelo odierno c’è l’essenza del cristianesimo. Dio si fa uomo, soffre, viene rifiutato, deriso, ucciso, muore con la morte degli ultimi, la più infamante.
Fa esperienza della sofferenza, si accolla l’esperienza umana, la fa sua, ne prende parte.
Dalle parole della prima lettura di oggi “guarderanno a colui che hanno trafitto” tratte dal capitolo 12 del profeta Zaccaria (precisamente Zc 12, 10-11; 13.1 ), ripresa nel vangelo di Giovanni , che indicano la morte del Messia, alla profezia del servo obbediente (a questo proposito si può rileggere anche in Isaia i canti del servo e precisamente 42-1, 4;49 1-6;50, 4, 9; 52, 13-53, 12), ai racconti della Passione nei Vangeli, fino alle lettere di San Paolo, tutta la Parola ci parla e ci racconta di un Dio che si è fatto uomo ed ha sofferto per noi e con noi. Lo Spirito Santo ci dona la fede per credere in questa Parola e aderire con la ragione e col cuore alla testimonianza della Chiesa.
Gesù dunque entra nella nostra sofferenza, la sgretola facendola sua, la distrugge. Nel brano del Vangelo che consideriamo Gesù parla testualmente, dopo tanta sofferenza, di “risorgere il terzo giorno”: chiaro che gli ascoltatori di allora non capiscono! Ma a noi che abbiamo vissuto dopo la Passione e la Resurrezione è dato di capire che Gesù risorgendo ci dona la speranza: non esiste niente, neanche la morte, che il Signore non possa farci superare. Non esiste niente che se noi camminiamo con Lui non possa essere raddrizzato (Vi ricordate le parole della sequenza di Pentecoste in cui invochiamo lo Spirito Santo implorando “Piega ciò che è rigido, scalda ciò che è gelido, drizza ciò che è sviato.”?)
Il Signore può veramente modificare il nostro vivere, starci accanto nella sofferenza, nel dolore ed anche nella gioia e nella felicità, in tutto il nostro vivere giorno dopo giorno, nelle occasioni che la vita ci presenta.


AVVISI

Lunedì 21 giugno 2010 - San Luigi

  • La scuola dell’Infanzia parrocchiale”R. Baldi” è in gita, partenza ore 8.30 da p.za F. Baldi

  • Celebrazione Eucaristica ore 19.00.

  • Incontri con i ragazzi che hanno ricevuto la Cresima ore 20.00 centro pastorale.

Martedì 22 giugno 2010

  • Celebrazione Eucaristica ore 19.00.

Mercoledì 23 giugno 2010

  • Pulizia della Chiesa ore 15.00

  • Celebrazione Eucaristica ore 19.00

  • Incontro con le catechiste ore 19.00 centro pastorale.

Giovedì 24 giugno 2010 - San Giovanni Battista

  • Celebrazione Eucaristica ore 8.30. - Adorazione 9.00 – 12.00; 17.00 – 19.00.

  • Tempo per le confessioni ore 17.00 -19.00, sarà presente in chiesa P. Mosè.

  • Cinema sotto le stelle a cura dell’Oratorio Parrocchiale ore 21.00 “Avatar” nel cortile interno della parrocchia.

Venerdì 25 giugno 2010

  • L’Oratorio Parrocchiale organizza: “Giornate in piscina” presso l’isola verde di Salerno partenza pullman da Santa Lucia ore 9.00 rientro per le 17.00, colazione al sacco, iscrizione presso l’ufficio parrocchiale.

  • Celebrazione Eucaristica ore 19.00.

Sabato 26 giugno 2010

  • Il Centro Anziani “Anni Verdi” in visita alla Abbazia Benedettina, partenza da P.za F. Baldi ore 15.30.

  • Celebrazione Eucaristica ore 19.00

Domenica 27 giugno 2010

  • Pellegrinaggi parrocchiale a San Giovanni Rotondo, partenza ore 06.00

  • Celebrazione delle Lodi Mattutine ore 8.45.

  • Celebrazioni Eucaristiche 9.30, 11.00, 19.00

  • Attività estive Oratorio Parrocchiale, apertura del Villaggio dei Ragazzi: “Si può fare”, ore 20.00 nel cortile interno della parrocchia.


Preghiera
Non posso sentirmi in pace
per il semplice fatto
che sono iscritto nell’anagrafe parrocchiale
o perché porto un crocifisso al collo.
Se fosse solo per questo mi collocheresti, Signore,
nel campo dei farisei.
Sono sulla strada della salvezza
solo se ho il cuore della peccatrice
— che si inginocchia davanti a te,
nulla importandole dell’opinione della gente —,
per piangere sui miei peccati,
avendo compreso che si è dalla tua parte
solo se ci si lascia innamorare da te
fino a sentirsi carne della tua carne,
disposti ad essere crocifissi con te
così da essere coinvolti nella risurrezione con te
e sentirci vivi con te, totalmente amalgamati con te.
Solo così mi sento totalmente in pace
con me stesso e con gli altri.
 

 

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