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Pubblicata in data 13.6.2010

 

Arcidiocesi Amalfi - Cava de' Tirreni

Parrocchia Santa Lucia V. e M.

P.za Felice Baldi, 18 Santa Lucia di Cava de’ Tirreni 84010 (Sa) Tel. Fax. 089/461416

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Gruppo Liturgico

 

SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO- Anno C

Domenica 6 giugno 2010

 

Breve lettera del Parroco

 

Anche la solennità di oggi pone al centro il mistero della comunione tra Dio e l’uomo. Il “corpo di Cristo”, l’intera sua persona ed esistenza, è il dono che Dio ha fatto all’umanità. E Cristo ha fatto dono di sé stesso, del suo corpo, per noi. La festa del mistero eucaristico, come mistero di alleanza tra Dio e l’umanità, fa memoria di questo duplice dono. Perciò la dimensione eucaristica caratterizza in modo essenziale la vita della Chiesa e dei singoli cristiani.

Il banchetto è un fatto umano profondo che in tutti i popoli e in tutte le religioni ha significato familiare e sociale, significato di solidarietà umana e di culto, e ha persino la capacità di simboleggiare la comunione con i defunti e con Dio. Tale significato e capacità, già accentuati nell’antica alleanza, acquistano un valore immenso nella nuova, nella Cena del Signore.

Luca ci dice che Gesù, dopo aver parlato del regno di Dio alle folle e guarito i sofferenti, per non rimandare digiuna tanta gente, moltiplicò cinque pani e due pesci (Vangelo). Questo miracolo, la prima moltiplicazione dei pani, viene indicato dallo stesso Giovanni come “segno” dell’Eucaristia (Gv 6). Visto in questa prospettiva eucaristica, lo sfamare una folla affamata può richiamare ai cristiani anche il comando di Gesù: «Fate questo in memoria di me». La preoccupazione per la fame che tormenta tanta parte degli uomini e l’interessamento per alleviarla divengono elementi della celebrazione eucaristica. Già le prime comunità cristiane — sollecitate dagli apostoli (cfr. 1 Cor 16,1-4; 2 Cor 8—9; Rm 15,25-28) — usavano fare le “raccolte” di beni e di denaro per i poveri, durante la celebrazione dell’Eucaristia. Ma non va mai dimenticato che la fame degli uomini non è fame di solo pane, dal momento che il pane è appunto il simbolo che essa è soprattutto “fame di Dio”.

In questa solenne festa dell’amore di Dio per noi nel corpo e nel sangue del Figlio suo, dato e “svenato” (Santa Caterina da Siena) per noi, ci domandiamo a che cosa oggi può educare questa santa Eucaristia. Radicalmente e andando sino a sfiorarne le conseguenze per la nostra vita d’ogni giorno, l’abisso della risposta che intravediamo è da vertigine. Il nostro Maestro, indefettibilmente perfetto e vero, non ha solo insegnato il senso di questo dono, ce lo ha testimoniato, reso vivo e possibile anche a noi. Nulla il Signore tenne per sé. La carità che lo abita, cioè lo Spirito Santo, fuoco che lo ha bruciato e reso Pane buono sulla brace del legno della croce, egli l’ha riversata anche in noi perché imparassimo a fare dei nostri corpi e della nostra vita quello che egli fece della sua. L’Eucaristia che egli fece di sé fu per noi e con noi e diede anche alla nostra libertà di poter entrare nel suo dono, per divenire noi pure quello è stato lui, nella maturità dell’obbedienza filiale.

Essere educati e formati alla vita cristiana significa imparare ad essere Eucaristia, cioè lode di gloria, rendimento di grazie, avendo dinanzi Gesù, l’uomo obbediente e fedele. Come disse Pilato mostrandocelo tutto piagato: «Ecco l’uomo!» (cfr. Gv 19,5). L’uomo tutto dato, il Signore vittorioso sul male, per l’amore-fuoco che le grandi acque della morte non possono spegnere (cfr. Ct 8,6-7).


Vacanze comunitarie per giovani e famiglie in Grecia sulla stupenda isola di Corfù dal 10 al 21 agosto 2010.

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Spunti per la Riflessione di Dio

C’è un atteggiamento che accomuna le tre pagine bibliche che oggi ascoltiamo, nella festa del Corpus Domini, ed è l’atteggiamento del donare: Abramo, dopo essere stato benedetto per la sua vittoria in guerra, dona al re sacerdote la decima di tutto ciò che ha; Gesù dona a cinquemila persone tutto ciò che lui e la sua comunità hanno in quel momento, e cioè cinque pani e due pesci; Paolo dona ai discepoli che sono arrivati in comunità dopo di lui tutto ciò che ha ricevuto dal Signore, la memoria della cena avvenuta la sera prima che Gesù fosse arrestato.
Pur essendo lo stesso atteggiamento, però, il movimento che questo donare assume non è lo stesso in tutti e tre i casi. Nella pagina della Genesi (I lettura), c’è un uomo che ritiene di aver ricevuto una benedizione da Dio e che questa benedizione gli ha permesso di conseguire una vittoria nella sua vita, una supremazia sui suoi nemici, e donando a colui che ritiene mediatore di questa benevolenza divina la decima parte di tutto ciò che ha sente in certo modo di esprimere la gratitudine a Dio, di restituirgli ciò che ha ricevuto, di sdebitarsi con Dio. Il primo movimento del dono, allora, è dall’uomo verso Dio, come risposta di reciprocità a ciò che prima Dio ha fatto per l’uomo.
Nella pagina evangelica (III lettura), invece, il dono assume una duplice novità rispetto a quello di Abramo: innanzitutto è un dono totale, non rappresentativo. Gesù non dona una decima parte di ciò che ha, per dire simbolicamente il tutto, ma dona proprio tutto, materialmente dà alla gente ognuna delle cose che ha, senza riservarsi niente. E la seconda novità del gesto inaudito di Gesù è che questo dono non è inserito in un gioco di dare e avere, di scambio, di reciprocità. Gesù non ha ricevuto niente da quella gente prima, e compie il suo gesto non come risposta, non come gratitudine, non come scambio, ma in una iniziativa gratuita, che anzi continua il flusso di vita e di premura che da Gesù sta andando verso le persone, poiché era dall’inizio del giorno che il Signore stava parlando, si stava prendendo cura di tutti, stava in mezzo alla gente. Il dono di Gesù non è inserito in una logica di dare e ricevere.
Quale volto di Dio ci è rivelato nel gesto di Gesù? Il Dio di Gesù, il Dio del pane condiviso, spezzato e distribuito, è il Dio che fa le cose senza scambi, senza reciprocità, fuori della logica del dare e avere. Non ci sono somme algebriche in un Dio così, non c’è attesa di contraccambio, non c’è calcolo. C’è solo iniziativa libera, flusso di vita che arriva, dono che viene dato abbondantemente su tutti, parole, pane, guarigione, per tutti, per tutti! C’è amore che sgorga, dalla mattina al momento in cui il sole declina, per tutto il giorno, per tutti i giorni. Dio non si ferma mai, il suo dono non si esaurisce, egli agisce sempre, sia che siamo ancora all’alba, sia che stia arrivando il tramonto della vita. Arriva sui sani e sui malati, su chi avrebbe l’intelligenza di andare a trovarsi il pane da solo e su chi non riuscirebbe a trovare la forza di camminare, chi saprebbe bene come cavarsela, almeno ancora per un po’, e su chi non sa più che cosa fare. Il dono di Dio si posa su ognuno, incessantemente, come sappiamo bene noi che ogni domenica veniamo a prendercelo, e lo troviamo sempre là, a disposizione, senza riserve, senza misura.
Anche Paolo (II lettura) dona alle sue sorelle e ai suoi fratelli tutto ciò che ha, la cosa più preziosa che ha ricevuto, la fede in Gesù Cristo che ha donato la sua vita ed ha espresso questo amore nel gesto del pane e del vino. Paolo, per anni, non ha donato la decima parte di ciò che aveva conosciuto e compreso, ma tutto. Non si è riservato nulla per sé, non si è tenuto nessun segreto, né ha aspettato di sentirsi in debito con le persone per iniziare ad andare in giro, per tutto il Mediterraneo, a parlare di Gesù, a trasmettere ciò che lui aveva ricevuto. Ha imparato la lezione di Gesù, e lo ha imitato, è partito, per una sua iniziativa, e non si è fermato mai più. Questo atteggiamento di Paolo, modellato su quello del Signore stesso, oggi ci può far comprendere che cosa voglia dire vivere eucaristicamente: significa imparare a donare per primi, e a donare tutto, senza riserve. Ognuno di noi può applicare alla sua esistenza questa duplice esigenza. Imparare a prendere l’iniziativa, a fare cose non in cambio di altre, ma perché sono belle e vere in se stesse, decidendosi a partire per primi anche nei riguardi di chi non ci ha mai donato niente, questo è uno stile eucaristico di vivere.
Anche noi, ogni domenica ci sediamo alla mensa del Signore. Oggi, nella festa del Corpus Domini, la Chiesa ci chiede di sostare sul senso di questo gesto che ormai ci è abituale. Che cosa vuol dire sedersi alla tavola dell’Eucaristia? Il grande poeta cileno Pablo Neruda ha scritto in una sua poesia: “lentamente muore chi non capovolge il tavolo”. È vero, chi non sa più capovolgere le cose, chi non sa più vederle da un altro punto di vista, nuovo, chi non si mette più in discussione e non sa far ricominciare le cose, è un po’ più figlio della morte, è un po’ meno vivo. Questa espressione del poeta ci aiuta a comprendere meglio il mistero di Gesù. Egli è il Vivente, colui che non muore più, noi lo crediamo. Forse possiamo dire che Gesù ci dona una vita che più non muore, poiché egli ha saputo capovolgere il tavolo come nessun uomo mai. E così il tavolo della spartizione del guadagno è divenuto quello della condivisione con tutti dell’unico pane. Il tavolo delle trame e dei complotti è divenuto quello dell’amicizia offerta incondizionatamente, dei piedi lavati anche ai nemici. Il tavolo del sostegno offerto ai soli vicini, è divenuto grande quanto è grande il mondo, sicché ad esso possono ormai sedersi tutti, gli amici e i traditori, i discepoli fedeli e quelli incostanti. C’è un posto anche per noi, a quel tavolo capovolto. Ma decidere di sedervisi è molto impegnativo: ci chiede di vivere anche noi così, come Lui. Guardiamo bene l’altare sul quale ogni domenica celebriamo l’eucaristia... non è forse esso un tavolo capovolto?


AVVISI

Lunedì 7 giugno 2010

  • ore 16.30 Incontro per i ministri straordinari dell’Eucaristia

  • ore 19.00 Celebrazione Eucaristica nella zona.

Martedì 8 giugno 2010

  • Celebrazione del Vespro ore 19.00

  • Incontro animatori oratorio parrocchiale, ore 20.30

Mercoledì 9 giugno 2010

  • Saggio d’inglese degli alunni della scuola materna parrocchiale “R. Baldi” ore 10.00 centro pastorale.

  • Pulizia della Chiesa ore 15.00

  • Celebrazione Eucaristica ore 19.00

Giovedì 10 giugno 2010

  • Celebrazione Eucaristica ore 8.30. - Adorazione 9.00 – 12.00; 17.00 – 19.00.

  • Ritiro per i ragazzi che faranno la prima comunione domenica prossima, ore 9.30 - 17.00, presso il Convento dei P. Cappuccini, appuntamento per i ragazzi in piazza F. Baldi alle ore 9.30.

  • Tempo per le confessioni ore 17.00 -19.00, sarà presente in chiesa P. Mosè.

  • Confessioni per i genitori e i familiari dei ragazzi che faranno la prima comunione ore 17.00 - 19.00

  • Adorazione Vocazionale: “Il diaconato dono alla chiesa” in preparazione al XXV anniversario di ordinazione di don Michele Abbamonte ore 19.00.

  • Cinema sotto le stelle a cura dell’Oratorio Parrocchiale ore 20.30 cortile interno della parrocchia.

  • Momento conclusivo delle attività sportive dell’Oratorio Parrocchiale ore 20.30 centro pastorale.

Venerdì 11 giugno 2010 - Solennità del Sacro Cuore di Gesù

  • Prove liturgiche per i ragazzi che faranno la prima comunione ore 17.00 in chiesa.

  • Celebrazione Eucaristica ore 19.00 con promessa e consegna dell’abitino ai componenti del gruppo Apostolato della Preghiera.

Sabato 12 giugno 2010

  • Catechismo per i ragazzi di quarta, ore 16.00.

  • Celebrazione Eucaristica ore 19.00 presso la cappella di Sant’Antonio in località Sant’Antonio.

Domenica 13 giugno 2010 - Secondo turno di Comunioni

  • Celebrazione delle Lodi Mattutine ore 8.45.

  • Celebrazioni Eucaristiche 9.30, 10.30 (Prime Comunioni), 19.00

  • Matrimonio Di Maio Antonio e Arenante Valentina ore 12.30.

Preghiera

Ti sei fatto pane sul nostro altare, perché tu sei colui che soddisfa i nostri essenziali bisogni di realtà infinite.
Ti sei fatto pane per noi, perché in te sono racchiusi tutti i palpiti di vita sparsi nella creazione.
Ti sei fatto pane per noi, Signore, perché in te sono le ferite provocate dal sudore e dalla fatica sofferta per colmare la fame quotidiana.
Ti sei fatto pane per noi, perché sei la speranza e il desiderio di tutti gli affamati e i diseredati, presenti in ogni angolo della terra.
Ti sei fatto pane per noi, ma non come quello che hanno mangiato nel deserto i nostri padri — e sono morti — , perché tu sei il pane donato dal Padre e disceso dal cielo, che soddisfa e appaga
l’insaziabile bisogno di eternità. Ed è mangiando questo tuo corpo, fattosi pane, che siamo “digeriti” da te, fino ad essere una sola cosa con te.

 

 

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