Stampa questa pagina XXV Anniversario dell'Ordinazione Diaconale
 
Pubblicata in data 13.6.2010

 

Arcidiocesi Amalfi - Cava de' Tirreni

Parrocchia Santa Lucia V. e M.

 

 

La Comunità Parrocchiale di Santa Lucia

e la famiglia Abbamonte

sono liete di rendere lode a Dio per il

XXV Anniversario di

Ordinazione Diaconale di

 

Michele

 

insieme con Voi vogliono

celebrare l'Eucaristia di ringraziamento

 

Martedì 15  giugno 2010

 

presso la Chiesa Parrocchiale di Santa Lucia

 


“Il Diaconato permanente nella Chiesa”

 

Cos’è il Diaconato permanente.

Nella Chiesa apostolica fino alla fine del V secolo.

           

La Chiesa, sin dall’età apostolica, ha sempre tenuto in grande venerazione l’ordine sacro del diaconato.

Ne fa fede S. Paolo nelle sue lettere. Ai Filippesi così scrive: “Paolo e Timoteo, servi di Cristo Gesù, a tutti i santi in Cristo Gesù che sono a Filippi, con i vescovi e i diaconi. Grazie a voi e pace da Dio, Padre Nostro, e dal Signore Gesù Cristo” (Fil. 1,1.2).

Nella prima lettera a Timoteo, offre alcune istruzioni sullo stile di vita dei diaconi e sul discernimento necessario per la loro assunzione al ministero: “I diaconi siano dignitosi, non doppi nel parlare, non dediti al molto vino né avidi di guadagno disonesto, e conservino il mistero della fede in una coscienza pura. Perciò siano prima sottoposti a una prova e poi, se trovati irreprensibili, siano ammessi al loro servizio. I diaconi non siano sposati che una sola volta, sappiano dirigere bene i propri figli e le proprie famiglie. Coloro infatti che avranno ben servito, si acquisteranno un grado onorifico e una grande sicurezza nella fede in Cristo Gesù” (1 Tim. 3,8-10.12-13).

Nei testi antichi, all’inizio del diaconato c’è l’episodio dell’istituzione dei sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito Santo e di saggezza(At 6,1-6), ai quali gli apostoli affidano l’incarico del servizio della carità.

Sono chiamati a collaborare con il ministero apostolico dei vescovi, nella fedeltà e nella dedizione ai suoi compiti essenziali e insieme nella sollecitudine e nella cura delle contingenze più concrete.

Sant’Ignazio vede nei diaconi e nella loro disponibilità al vescovo una particolare immagine di Gesù Cristo, del quale esercitano la diaconia: “E’ necessario che anche i diaconi, i quali sono i ministri di Gesù Cristo, riescano in ogni modo di gradimento a tutti. Essi, infatti, non sono diaconi che distribuiscono cibi e bevande, ma ministri della Chiesa di Dio.

Il rito dell’ordinazione del diacono mediante l’imposizione delle mani da parte del solo Vescovo, poiché non è ordinato per il sacerdozio, ma per il servizio del vescovo, con il compito di eseguirne gli ordini.

Si raccomanda al diacono una comunione stretta e cordiale con il vescovo: “egli sia l’orecchio del vescovo, la sua bocca, il suo cuore, la sua anima: due in una sola volontà”.

 

Ripristino nella Chiesa attraverso il Concilio Vaticano II

 

Il Concilio Vaticano II ripropone la dottrina sul diaconato come ordine sacro nella costituzione dogmatica sulla Chiesa, Lumen Gentium.

La pienezza del sacramento dell’ordine che il concilio così presenta nei suoi collaboratori: ”Il ministero ecclesiastico di istituzione divina che viene esercitato in diversi ordini da quelli che già anticamente sono chiamati vescovi, presbiteri, diaconi” (LG, 28).

In un grado inferiore della gerarchia, stanno i diaconi, ai quali sono imposte le mani “non per il sacerdozio ma per il servizio” (LG, 29). Con questa antica formula che distingue i diaconi dai presbiteri, il concilio invita a comprendere la specificità del ministero dei diaconi.

Chiamati “al servizio del popolo di Dio, in comunione col vescovo e il suo presbiterio, nella diaconia della liturgia, della parola e della carità”.

Il diacono si fa interprete delle necessità e dei desideri delle comunità cristiane, animatore del servizio, ossia della diaconia della chiesa presso le comunità cristiane locali, segno o  sacramento dello stesso Cristo Signore, il quale non venne per essere servito, ma per servire” (Mt 20,28). Il diacono sta più dalla parte della comunità, si fa interprete dei desideri e delle necessità della gente.

 

Chi è il Diacono.

 

Il diacono nel suo grado personifica Cristo servo del Padre, partecipando alla triplice funzione del sacramento dell’ordine: è maestro, in quanto proclama e illustra la Parola di Dio; è santificatore, in quanto amministra il sacramento del Battesimo, dell’Eucaristia e i sacramentali; è guida, in quanto animatore di comunità o settori della vita ecclesiale. In tal senso, il diacono contribuisce a fare crescere la chiesa come realtà di comunione, di servizio, di missione.

L’ordinazione sacramentale, proprio in quanto tale, configura secondo una modalità loro specifica i diaconi a Gesù Cristo. Essi sono costituiti nella chiesa come segno vivo di Gesù, Signore e Servo di tutti.

Sono consacrati e mandati al servizio della comunione ecclesiale, sotto la guida del vescovo con il suo presbiterio.

Non sono ordinati per presiedere l’Eucaristia e la comunità, ma per sostenere in questa presidenza il vescovo e il presbitero. I diaconi … sono chiamati ad esprimere la figura di Gesù Cristo servo, ricordando così anche ai presbiteri e ai vescovi la natura ministeriale del loro sacerdozio, e animando con essi, mediante la Parola, i sacramenti e la testimonianza della carità, quella Diaconia che è vocazione di ogni discepolo di Gesù e parte essenziale del culto spirituale della chiesa.

Il senso del diaconato e il suo esercizio devono essere visti in relazione a una chiesa che cresce nella consapevolezza di essere chiesa missionaria chiamata alla sua missione ad gentes.

La restaurazione del Diaconato Permanente non è la riesumazione di un reperto archeologico o di una risposta alla scarsità dei presbiteri, e neanche per manifestare un tentativo di efficientismo, ma ha una sua vocazione specifica, un suo ministero, un suo carisma particolare che non deve essere svilito o snaturato ed usato in modo strumentale o per fare tutto.

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